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Pensione anticipata e Ape Volontaria 2018: requisiti principili

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha firmato il decreto che esenta quindici professioni gravose dall’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, ovvero l’innalzamento a 67 anni dal 2019. Il decreto «consente di allargare la platea dell’Ape sociale e dei precoci per il 2018 e permette nel 2019 e 2020 il pensionamento senza il previsto adeguamento alla speranza di vita a circa 49.800 lavoratori». A spiegarlo è stato Stefano Patriarca, uno dei tecnici di Palazzo Chigi che ha lavorato al dossier. Questi numeri, ha proseguito, «vanno ad aggiungersi ai 69.400 lavoratori che potranno usufruire o dell’Ape sociale (che consente l’uscita dal mercato del lavoro anche con quattro anni di anticipo) o pensionarsi con 41 anni di contributi a qualsiasi età» (i precoci). Nel complesso, quindi, «tra il 2017 e la fine del 2020 circa 119.200 persone potranno, se lo vorranno, anticipare l’uscita dal mercato del lavoro senza nessuna penalizzazione della pensione. Tutto ciò con un intervento finanziario a carico dello Stato coerente con le necessità di stabilizzazione finanziaria del bilancio pubblico», ha sottolineato Patriarca.

Intanto gli architetti e gli ingegneri liberi professionisti iscritti ad Inarcassa (Ente previdenziale delle categorie) possono ottenere il cumulo gratuito dei periodi lavorativi. Ieri, infatti, è arrivata l’approvazione definitiva dai ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia, ndr) alla modifica del Regolamento generale di previdenza, che recepisce la pensione in cumulo come nuova tipologia di prestazione previdenziale.

«Siamo particolarmente grati» ai dicasteri, per il semaforo verde ad «un pacchetto di norme rispettose dei lavoratori – afferma il presidente dell’Ente Giuseppe Santoro. Per l’accesso alla prestazione, occorre ora la stipula della convenzione in negoziazione tra Adepp (Associazione delle Casse) e Inps. Il provvedimento dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.

Si torna a parlare della pensione anticipata, ovvero una prestazione dell’Inps riconosciuta a tutti i lavoratori autonomi e dipendenti sulla base del numero di contributi che sono stati maturati durante vita.Proprio quest’anno pare siano stati riconfermati tutti i requisiti principali per poterla richiedere, una volta raggiunti i contributi minimi e incondizionatamente dall’età del soggetto. Da chi può essere richiesta la pensione anticipata? Secondo quanto disposto, questa può essere richiesta con ancora più anticipo da tutti i lavoratori precoci, ossia chi prima dei 19 anni pare abbia versato 1 anno di contributi, secondo determinate condizionati. E’ inoltre possibile trovare altre forme di pensioni anticipate tra le quali Ape volontaria e Ape social. I requisiti sembrano essere gli stessi rispetto agli altri anni, ovvero è rivolta a tutti i lavoratori autonomi e dipendenti iscritti alla Gestione Separata Inps e all’Ago.

Inoltre, potrà essere richiesta da chi ha contributi che siano pari a 42 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Questi requisiti saranno validi fino al prossimo 31 dicembre 2018. La pensione anticipata spetterà anche a chi avrà compiuto i 63 anni con almeno 20 anni di contributi accreditati. Come richiedere la pensione anticipata? Innanzitutto va detto che questa potrà essere richiesta recandosi presso un ente di patronato o servizio telematico Inps, contattando il contact center Inps.Per quanto riguarda l’Ape sociale, i requisiti sembrano essere praticamente gli stessi per i lavoratori precoci, tra cui aver compiuto 63 anni.

Sono richiesti anche altre elementi, ovvero non essere titolari di pensione diretta, assenza di trattamento sostegno al reddito, assenza di una attività autonoma e dipendente, avere contributi pari a 30 anni per tutti i caregiver, invalidi e disoccupati ed infine per 36 anni di contributi per categoria di lavoratori gravosi. Si parla anche di pensione anticipate ha parlato anchApe rosa, ovvero la pensione anticipata pensata per le donne che potranno accedere alla pensione anticipata soltanto se saranno in possesso di contributi pari a 41 anni e 10 mesi. E’ possibile ricorrere alla pensione anticipata Ape rosa. Va precisato che ogni figlio apporta uno scontro contributivo di 1 anno per un massimo di due anni. Sono richiesti contributi pari a 30 anni, oltre ad appartenere a categorie come invalidi civili, disoccupati o caregiver, contributi di 36 anni e appartenenza alla categoria dei lavori gravosi.

Negli ultimi giorni, e Silvio Berlusconi, il leader di Forza italia. Secondo Berlusconi, sembra che anticipare l’accesso alla pensione rispetto ai criteri stabiliti dalla normativa vigente sarebbe possibile, ma soltanto in alcuni casi che sono indicati con equità e per un periodo di tempo limitato. ”Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla Legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare, e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito”, ha precisato Berlusconi.

Ape rosa 2018

Gli sconti sugli anni di contributi richiesti non si limitano alla pensione contributiva. Dal 2018, difatti, le donne che accedono all’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato che si può ottenere dai 63 anni di età, hanno diritto a uno sconto contributivo secondo il numero dei figli.

Nel dettaglio, la riduzione del requisito contributivo per l’Ape sociale è pari a 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di due. In questo modo, le lavoratrici con figli facenti parte delle prime tre categorie beneficiarie dell’Ape social, cioè disoccupati, caregiver e invalidi dal 74%, possono ottenere l’anticipo pensionistico con un minimo di 28 anni di contributi anziché 30, mentre le appartenenti agli addetti ai lavori gravosi con un minimo di 34 anni di contributi anziché 36.

Pensione di vecchiaia anticipata 2018 Le donne in possesso di invalidità pensionabile superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini con invalidità pe oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e 7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi). Il requisito per il trattamento si abbassa a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti. Per questa prestazione, nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Anticipo pensione contributiva per maternità 2018

Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi di anticipo (dunque l’agevolazione si limita a 3 figli, dal 4°in poi non sono previsti anticipi ulteriori). In alternativa, chi ha sino a 2 figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha 3 o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione.

Più è alto il coefficiente, dunque, più è alta la pensione: ad esempio, a chi possiede 300mila euro di montante contributivo e ha diritto all’applicazione di un coefficiente pari al 5%, spetta una pensione annua di 15mila euro, mentre se si ha diritto all’applicazione di un coefficiente del 5,5% spetta una pensione annua di 16.500 euro. Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute a:

  • educazione e assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età: sono accreditati non più di 170 giorni per ciascun figlio; · assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi, secondo quanto previsto dalla Legge 104: possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno, con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi. Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col sistema contributivo, esclusa l’opzione donna; sono dunque utilizzabili: · dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996 (le quali non hanno diritto al calcolo retributivo, più vantaggioso perché si basa sugli ultimi stipendi e non sui versamenti, nemmeno per una quota della pensione); · dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo); · dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (si tratta di un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo).

Pensioni 2018, le agevolazioni per le donne

Ape rosa, pensione anticipata e opzione contributiva donne, salvacondotto, anticipo requisiti per maternità e invalidità: i benefici per le donne. Anche se l’età pensionabile (cioè l’età necessaria per ottenere la pensione di vecchiaia) dal 1° gennaio 2018 è uguale per tutti, uomini e donne, restano diverse agevolazioni per la pensione grazie alle quali le lavoratrici possono uscire prima dal lavoro, rispetto ai lavoratori. In alcuni casi si tratta di possibilità che tra poco tempo non si avrà più l’interesse di attivare, come il salvacondotto e l’opzione donna (anche se quest’ultima potrebbe essere prorogata), in altri casi di possibilità destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Vediamo allora, nel dettaglio, quali agevolazioni per le donne sono previste per le pensioni 2018.

 Pensione anticipata donne 2018

La pensione anticipata, per la quale non è richiesto un requisito minimo di età, consente alle donne di uscire dal lavoro un anno prima degli uomini. Il trattamento, attualmente, è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. I requisiti aumenteranno, in base agli incrementi legati alla speranza di vita, di 5 mesi a partire dal 2019. I requisiti, dal 1° gennaio 2019, saranno dunque pari a 42 anni e 3 mesi per le donne ed a 43 anni e 3 mesi per gli uomini. In seguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio.

Opzione donna 2018

L’opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale, dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 7 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 7 mesi (se autonome), con 35 anni di contributi; le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione (la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi. Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta generalmente penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi. Il requisito di 35 anni di contributi per l’opzione donna deve essere stato raggiunto entro il 31 dicembre 2015, mentre i requisiti di età devono essere stati perfezionati entro il 31 luglio 2016: chi risulta aver maturato entrambi i requisiti entro queste date può pensionarsi quando vuole, anche una volta trascorso il periodo di finestra. Diversi comitati hanno chiesto la proroga della misura, ma ad oggi non ci sono stati risultati concreti.

Pensione anticipata 2018, requisiti e come presentare domanda

Oggi Torniamo a parlare di pensione anticipata la quale potrà essere erogata al cittadino senza bisogno che quest’ultimo rientri nell’ età minima stabilità per legge. Proprio per questo motivo si parla proprio di pensione anticipata, che viene erogata ai lavoratori che però fanno parte dell’assicurazione generale obbligatoria Nonché ai lavoratori autonomi tipo commercianti e artigiani ed a tutti gli iscritti alla gestione separa dell’INPS. Tutti ricorderanno come nel 2012 la legge Fornero aveva introdotto la pensione anticipata come sostituzione della pensione di anzianità, Ma questo tipo di meccanismo venne annullato grazie alla nuova legge di bilancio dello scorso anno.

Per capire Più nello specifico In che modo poter beneficiare della pensione anticipata, va detto che innanzitutto potranno beneficiarne coloro che hanno raggiunto l’anzianità contributiva entro il 31 dicembre 1995. Coloro che avranno accesso a questa agevolazione con una età inferiore ai 62 anni si vedranno applicati una riduzione della propria pensione per ogni anno di anticipo. Va detto che questa riduzione però è utilizzata soltanto su coloro che hanno maturato i contributi di anzianità al 31 dicembre 2011.

A partire dal primo gennaio 2015, l’anzianità contributiva raggiunta entro il 31 dicembre 2017 non sembra essere soggetto ad alcuna riduzione, anche se il richiedente ha un’età che risulta essere inferiore ai 62 anni. Dal 2016 al 31 dicembre 2018. il requisito per poter accedere alla pensione anticipata è di 42 anni 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Potranno Inoltre accedere alla pensione agevolata tutti coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributo da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del diciannovesimo anno di età se iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e se risultano appartenenti a particolari categorie tutelate tipo disoccupati di lungo corso, soggetti con invalidità al 74% in su e addetti ai lavori gravosi.

A qualche mese di distanza si spiega meglio il generoso dono all’Inps di circa 60 miliardi inserito dal governo nella manovra finanziaria. Senza quei soldi, che tamponeranno il colabrodo contabile, l’istituto guidato da Tito Boeri avrebbe dovuto portare i libri in tribunale. Come spiega la Corte dei Conti nella Relazione sul controllo della gestione finanziaria 2016, «con la nota di assestamento al bilancio di previsione per il 2017 il patrimonio netto passa in territorio negativo per 9,666 miliardi condizionato da un risultato economico di esercizio negativo per 9,803 miliardi».

La sintesi è che i continui rossi di bilancio hanno esaurito il pozzo a cui attingere. Il risultato economico di esercizio per il 2016 dell’Inps, scrive la Corte dei Conti, «mostra un valore negativo per 6,22 miliardi di euro, dopo il rosso di 16,297 miliardi nel 2015, con un miglioramento sul precedente esercizio essenzialmente per un accantonamento al fondo rischi crediti contributivi di 6,22 miliardi, quando nel 2015 l’analoga postaera iscritta in bilancio per 13,09 miliardi».

Il risultato finale, trucchi contabili a parte, è che «il susseguirsi di risultati economici negativi si riflette sulla progressiva erosione del patrimonio netto» che si attesta a fine 2016 su un importo di poco meno di 78 milioni e che passa in territorio negativo in sede di assestamento del bilancio di previsione 2017.

Per evitare il tracollo nell’anno in corso il governo ha provvidenzialmente tirato fuori altri miliardi dal cilindro. La stessa Corte dei Conti preannuncia che la situazione patrimoniale dell’Inpstor- nerà ad attestarsi su un saldo in «deciso miglioramento per effetto della disposizione contenuta nella legge di Bilancio per il 2018 che, attraverso una sistemazione dei rapporti finanziari dell’Istituto con lo Stato, riconosce la natura di trasferimento a titolo definitivo dei debiti per anticipazioni alla gestione previdenziale per un importo di circa 59,455 miliardi di euro e la compensazione di crediti e debiti per circa 29,423 miliardi».

Al di là della disastrosa situazione finanziaria e contabile dell’Inps, che impressiona sempre ma non è davvero una novità, la notizia arrivata ieri è che i magistrati, per la prima volta, inseriscono anche Boeri nella lista dei cattivi. Invitando addirittura il prossimo governo a fare piazza pulita delle sue innovative idee per rilanciare l’efflcienza dell’istituto.

L’auspicio della Corte dei Conti è che si proceda in fretta («con rinnovato impulso») ad «una riforma della governance che parta dalla revisione di funzioni e compiti dei tre principali organi – di indirizzo e vigilanza, di rappresentanza legale dell’ente, di indirizzo politico-amministrativo – che, insieme al direttore generale, compongono quel particolare assetto duale disegnato dal legislatore per gli enti previdenziali pubblici». Il che, tradotto in termini più comprensibili, significa una sonora bocciatura della formula dell’uomo solo al comando fortemente voluta dall’economista della Bocconi chiamato da Matteo Renzi a guidare la previdenza italia.

Il documento spiega, infatti, che «l’accentramento nella figura del presidente dei compiti prima spettanti al Consiglio di amministrazione, non si è mostrata sufficiente a conferire all’Istituto migliore equilibrio, in particolare, nei rapporti con il Consiglio di indirizzo e vigilanza».

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