Pensione anticipata, precoci e esodati: Rizzetto suona la sveglia, ultime notizie in attesa del governo

I lavoratori precoci ma anche gli esodati che sono rimasti esclusi dalla Settima Salvaguardia sono tornati subito al centro del dibattito nel nuovo anno. Dopo le dichiarazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri, del presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, è stata la volta di Walter Rizzetto che di Damiano è “collega”. Appena ieri l’ex esponente 5 Stelle è tornato a rivendicare con chiarezza l’assoluta necessità che si introduca nell’ordinamento pensionistico italiano il tanto discusso principio della flessibilità. Permettere l’uscita anticipata dal mondo del lavoro è, secondo Rizzetto, l’unica strada da seguire per rilanciare una sorta di patto generazionale tra i vecchi e i giovani che non riescono ad entrare stabilmente sul mercato del lavoro.

Su Twitter, Rizzetto ha ribadito il suo “si convinto” alla quota 41, aggiungendo che la strada da seguire per una vera riforma della pensioni passa dalla categorizzazione e non dalla generalizzazione. Categorizzare e non generalizzare, rivendica Rizzetto e il suo pensieri è chiaramente rivolto ai lavoratori precoci.

Proprio sulle rivendicazioni di questi lavoratori che chiedono di uscire dal mondo del lavoro senza penalizzazioni visto che hanno iniziato a lavorare e versare contributi da quando avevano 16 anni, si sta giocando una partita molto serrata che è, in primo luogo, anche politica. Da tempo, infatti, nei palazzi del governo giacciono proposte di legge sul loro caso ma, in concreto, nessun passo in avanti è mai stato fatto tanto che gli stessi paladini dei diritti dei precoci, a partire da Damiano, si sono ritrovati sul banco degli imputati. Stesso discorso dei precoci, vale anche per la pensione anticipata. Anche qui tanto dibattito ma pochi gesti concreti.

Tornando a Damiano, l’esponente della minoranza del Partito Democratico, oltre a ribadire la necessità di una accelerazione sui precoci ha anche riaperto il discorso sugli esodati. In legge di stabilità, migliaia di esodati sono rimasti fuori dalla Salvaguardia e allora occorre un ottavo provvedimento per risolvere questa questione. Chiusi questi casi si può poi pensare alla flessibilità in uscita.

 

 

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