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Pensione supplementare 2018: ecco cos’è e chi ne ha diritto

Si torna a parlare di pensione e pare ci sia una prestazione pensionistica che risulta essere ancora oggi poco conosciuta. Stiamo parlando della pensione supplementare, un tipo di pensione che spetterebbe ai lavoratori che sono già titolare di una pensione quando i contributi versati non sono sufficienti per poter raggiungere il diritto ad un’altra autonoma prestazione pensionistica.

Pare accada molto spesso che un lavoratore ha svolto nel corso della sua vita differenti attività che abbiano dato luogo a posizioni assicurative presso dei fondi pensione differenti. In questi casi l’INPS chiarisce che il lavoratore si trova davanti a diverse possibilità ovvero può esercitare la ricongiunzione. Si tratta di un istituto che permette ai lavoratori di poter valorizzare degli spezzoni di vita contributiva che sono stati versati in diverse casse previdenziali come le casse libero professionali e poi conseguire Dunque un’unica prestazione pensionistica.

I lavoratori possono anche esercitare la totalizzazione o cumulo contributivo un istituto che permette lavoratori con delle carriere discontinue e accrediti contributivi in gestioni previdenziali differenti, di poter valorizzare questi periodi in modo gratuito ed ottenere l’erogazione di una pensione che possa rappresentare la somma dei trattamenti di competenza di ciascun ente. Questo Istituto ha un vantaggio davvero non indifferente ovvero quello di sommare anche tutti quei contributi che provengono dalla gestione separata INPS. La pensione supplementare comunque va concessa in base tutti quei contributi versati o accreditati nell’assicurazione generale obbligatoria Qualora questi contributi non siano sufficienti per il riconoscimento di una prestazione pensionistica autonoma.

In questi casi Dunque l’INPS liquida una seconda pensione che va ad aggiungersi a quella principale che già è percepita e per questo viene definita supplementare. Il primo assegno per la pensione supplementare sarà versato il primo mese dopo la richiesta effettuata e in caso di morte del beneficiario questa pensione rientra nella reversibilità per i parenti. Questa agevolazione Non può essere ottenuta qualora il cittadino risulti iscritto alla gestione separata o alla cassa previdenziale dei liberi professionisti.

Inoltre va anche detto che la pensione supplementare Non può essere ottenuta Quindi se il lavoratore ha il pagamento di una pensione dalla gestione separata o delle casse previdenziali dei liberi professionisti. Comunque nel caso in cui ad esempio un pensionato ex INPDAP con 4 anni di contributi da dipendente potrà richiedere l’erogazione di pensione supplementare nell’Ago su tali contributi. Se la pensione principale è invece pagata dalla gestione separata oppure da una Cassa di previdenza dei professionisti, la pensione aggiuntiva sui 4 anni versati come lavoratore dipendente non può essere conseguita. In questi casi per evitare che i contributi versati vadano persi sarà bene che il lavoratore possa valutare l’opportunità di esercitare la ricongiunzione la totalizzazione oppure il cumulo dei periodi assicurativi.

Anticipare la pensione costa l’1,6% per ogni anno

Un mutuo per andarsene in pensione. Ieri sono saltati fuori i numeri veri per accedere all’Ape volontario (Anticipo pensionistico), che partirà con un tasso annuo nominale lordo (Tan) del 2,838% in fase di erogazione e del 2,938% sul periodo di ammortamento. Il che vuol dire un tasso annuo effettivo globale (Taeg) lordo compreso tra il 5,89% e il 6,23%. Questo perché bisognerà considerare la variabile di anticipo (massimo di 43 mesi, minimo 12 mesi prima della pensione), per un costo – tenendo conto dello sconto fiscale introdotto dal governo – compreso tra il 3,31% e il 3,43%.

Ieri l’Associazione bancaria italiana (Abi), ha comunicato al- l’Inps e ai ministeri il “tasso dipartenza” per il primo bimestre di erogazione dell’anticipo finanziario. E adesso spetterà all’Istituto di previdenza presieduto da Tito Boeri, procedere alla pubblicazione.

In pratica adesso manca soltanto la definizione della convenzione tra Inps e ministero dell’Economia «per l’attivazione del fondo di garanzia», ha ricordato Marco Leonardi, capo del Nucleo di politica economica di Palazzo Chigi. Considerando le detrazioni fiscali introdotte con la legge di Stabilità 2018 il lavoratore che farà domanda per l’Ape volontaria dovrebbe pagare di «interessi solo l’1,47% in quanto metà di questo onere sarà restituito dall’apposita detrazione fiscale», ha puntualizzato Stefano Patriarca, del team economico della Presidenza del Consiglio, «e anche il premio di assicurazione sarà dimezzato dal bonus fiscale». Insomma, il Taeg effettivo comprensivo di tutti i costi «sarà del 3,3% fisso per 20 anni, di gran lunga inferiore a qualsiasi forma di credito al consumo e i costi incideranno effettivamente sulla pensione per l’ 1,6% per ogni anno di anticipo», fa di conto Patriarca.

Adesso bisognerà vedere in quanti aderiranno volontariamente all’Ape. Considerando, tra i vantaggi, che il mutuo previdenziale è esentasse. C’è anche da considerare che se si intende chiedere il massimo dell’anticipo (oltre 36 mesi), non si potrà incassare un assegno Ape superiore al 75% della pensione Inps certificata, mentre se la richiesta è inferiore a un anno si potrà chiedere fino al 90% del futuro assegno Inps.

Resta da attendere ora che l’Inps renda disponibile il simulatore per il calcolo dell’Ape. E che gli interessati presentino domanda.Mentre si cerca di avviare la complessa macchina finanziaria che dovrebbe consentire di scavallare volontariamente le rigidità di accesso alla pensione introdotte con la riforma Fornero, si fanno i conti sui costi per l’altro pilastro di questa strategia previdenziale. Giusto ieri l’Ufficio parlamentare di Bilancio ha diffuso i costi dell’Ape social riservata a 15 categorie di lavori particolarmente usuranti. Secondo lo studio dell’Upb l’estensione a quattro nuove categorie della deroga per i lavori usuranti riguarderà complessivamente 12.100 persone nel 2018, fino ad arrivare a 15.900 addetti nel 2027.

Il costo lieviterà proporzionalmente dai 269 attuali agli oltre 550 milioni fra 10 anni. Il problema è che la potenziale platea degli addetti appartenenti alle nuove 15 categorie con incarichi gravosi rischia di allargarsi ulteriormente. Considerando che per il meccanismo Ape Sociali costi sono tutti in capo allo Stato. E quindi si teme che il meccanismo di anticipo pensionistico possa essere adoperato come ammortizzatore sociale grandi stati di crisi aziendale. L’estensione dell’Ape social agli addetti della siderurgia, ad esempio, ha allargato il bacino dei potenziali beneficiari anche a parte dei 4mila esuberi dell’Ilva di Taranto.