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Pensione supplementare: ecco cos’è e come averne il diritto

Si torna a parlare di pensione e pare ci sia una prestazione pensionistica che risulta essere ancora oggi poco conosciuta. Stiamo parlando della pensione supplementare, un tipo di pensione che spetterebbe ai lavoratori che sono già titolare di una pensione quando i contributi versati non sono sufficienti per poter raggiungere il diritto ad un’altra autonoma prestazione pensionistica.

Pare accada molto spesso che un lavoratore ha svolto nel corso della sua vita differenti attività che abbiano dato luogo a posizioni assicurative presso dei fondi pensione differenti. In questi casi l’INPS chiarisce che il lavoratore si trova davanti a diverse possibilità ovvero può esercitare la ricongiunzione. Si tratta di un istituto che permette ai lavoratori di poter valorizzare degli spezzoni di vita contributiva che sono stati versati in diverse casse previdenziali come le casse libero professionali e poi conseguire Dunque un’unica prestazione pensionistica.

I lavoratori possono anche esercitare la totalizzazione o cumulo contributivo un istituto che permette lavoratori con delle carriere discontinue e accrediti contributivi in gestioni previdenziali differenti, di poter valorizzare questi periodi in modo gratuito ed ottenere l’erogazione di una pensione che possa rappresentare la somma dei trattamenti di competenza di ciascun ente. Questo Istituto ha un vantaggio davvero non indifferente ovvero quello di sommare anche tutti quei contributi che provengono dalla gestione separata INPS. La pensione supplementare comunque va concessa in base tutti quei contributi versati o accreditati nell’assicurazione generale obbligatoria Qualora questi contributi non siano sufficienti per il riconoscimento di una prestazione pensionistica autonoma.

In questi casi Dunque l’INPS liquida una seconda pensione che va ad aggiungersi a quella principale che già è percepita e per questo viene definita supplementare. Il primo assegno per la pensione supplementare sarà versato il primo mese dopo la richiesta effettuata e in caso di morte del beneficiario questa pensione rientra nella reversibilità per i parenti. Questa agevolazione Non può essere ottenuta qualora il cittadino risulti iscritto alla gestione separata o alla cassa previdenziale dei liberi professionisti.

Inoltre va anche detto che la pensione supplementare Non può essere ottenuta Quindi se il lavoratore ha il pagamento di una pensione dalla gestione separata o delle casse previdenziali dei liberi professionisti. Comunque nel caso in cui ad esempio un pensionato ex INPDAP con 4 anni di contributi da dipendente potrà richiedere l’erogazione di pensione supplementare nell’Ago su tali contributi. Se la pensione principale è invece pagata dalla gestione separata oppure da una Cassa di previdenza dei professionisti, la pensione aggiuntiva sui 4 anni versati come lavoratore dipendente non può essere conseguita. In questi casi per evitare che i contributi versati vadano persi sarà bene che il lavoratore possa valutare l’opportunità di esercitare la ricongiunzione la totalizzazione oppure il cumulo dei periodi assicurativi.

Rischia il crac finanziario entro il 2026, tanto che a Bruxelles stanno cercando di rastrellare i fondi per tappare la voragine. Eppure, il vecchio fondo pensionistico dei deputati europei continua a sganciare assegni da capogiro. Ogni mese. Anche a politici che sono tuttora in attività. È il caso del commissario europeo per il clima, Miguel Arias Canete, 67 anni, che ogni trenta giorni incassa circa 20mila euro. Ma a beneficiare di cifre succose ci sono altri commissari, per esempio quella all’occupazione Marianne Thyssen. Tutti politici che avevano strappato un biglietto per il Parlamento di Bruxelles dal 1990 al 2004: il fondo è stato chiuso per gli eletti dal 2009, quando il trattamento pensionistico degli onorevoli è stato regolato dallo statuto dell’Unione europea. La vecchia soluzione era su base volontaria, con Bruxelles che integrava la somma sganciata dai deputati.

Era un’aggiunta alle cifre versate anche dagli Stati membri e – come scrive euobserver.com – bastavano un paio d’anni di contributi per ottenere una pensione completa dopo appena 63 primavere. Un’età che non impedisce a parecchi beneficiari di essere ancora in politica, come dimostrano i casi di Canete e Thyssen. Una situazione anomala, complicata dal fatto che non è l’istituzione a occuparsi di questi «vecchi assegni», bensì un ente terzo con sede in Lussemburgo. E che, per motivi di privacy, non rivela l’identità dei politici. Secondo l’eurodeputato verde eletto in Belgio, Bart Staes, parte del denaro del fondo è servito addirittura per investimenti nell’energia nucleare. Quello che è certo è che nel Vecchio continente sta montando la polemica.

Anche perché si sussurra che parecchi politici avessero versato i contributi attingendo a una speciale indennità (più di 4mila euro esentasse) che Bruxelles gli girava per pagare servizi strettamente connessi all’attività nel Parlamento Due cifre. Nel 2009, il fondo chiudeva i battenti con un patrimonio di 146,4 milioni, a fronte di diritti pensionistici superiori ai 470 milioni. Una faccenda che imbarazza molti Stati membri: in Austria, per esempio, i giornali hanno approfondito la situazione dei loro 18 eurodeputati attuali, per escludere che qualcuno di loro possa essere coinvolto. Pare che siano almeno 700 gli onorevoli interessati: entro la fine del 2022, 145 di loro dovrebbero andare in pensione. Se il fondo dovesse fallire, Bruxelles dovrebbe preparare un provvedimento d’urgenza. Perché pare che le richieste di tagliare gli assegni o rinunciare volontariamente a parte della cifra non stiano riscuotendo successo. Quindi, non resta che una strada. Ben nota ai contribuenti italiani, abituati a manovre improvvise per dare un’aggiustata ai conti. Insomma, pagheranno i cittadini europei.

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