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Pensioni anticipate, news oggi 17 giugno: ultime sull’Ape, è fumata nera per gli statali

Dopo l’incontro tra Governo e Sindacati dei giorni scorsi sembra proprio che l’Ape sarà inserita nella Legge di Stabilità del prossimo anno. Si tratterebbe di una sorta di piccola correzione nella Legge Fornero, che comunque non sarà modificata. Sono molte le motivazioni per cui il Governo ha deciso di non mettere mano alla Legge Fornero: dare affidabilità a Bruxelles e non pesare troppo sulle casse dello Stato.

Secondo le news di oggi 17 giugno l’operazione sulle pensioni anticipate non varrebbe per tutti dipendenti pubblici ma solo per i disoccupati.

L’anticipo pensionistico consiste nella possibilità per un lavoratore di andare in pensione fino a tre anni prima della data prevista dalla pensione di vecchiaia stipulando un prestito con le banche. Gli istituti bancari finanzierebbero il contributo per la pensione e al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi stabili dalla Legge Fornero, il pensionato deve restituire il prestito con un tasso che va dal 5% al 20% a seconda degli anni di anticipo con cui l’ex lavoratore è andato in pensione e dalla singola situazione economica, per 20 anni. In caso di morte, gli eredi non dovrebbero sostenere le spese del prestito.

Ad erogare la pensione sarà sempre l’INPS, con delle convenzioni con le banche. Nannicini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio avrebbe chiarito alle parti sociali, CGIL, CISL e UIL e ai loro rappresenti, Camusso, Forlan e Barbagallo che nessuno subirà delle penalizzazioni ma delle rate di ammortamento sono comunque necessarie.

Insomma dal primo gennaio 2017 i nati nel 1951, 1952 e 1953 potrebbero accettare l’Ape e andare in pensione anticipatamente.

Secondo le prime proiezioni se si considera un lavoratore che percepisce 800 euro di pensione e sceglie di andare in pensione tre anni del previsto. il prestito da restituire alla banca è pari a 31200 euro e la penalizzazione che ne deriva è intorno al 17%.

C’è ancora molto da definire, specie quali categorie di lavoratori potrebbero sfruttare l’Ape, pubblici o privati, senza dimenticare i precoci e chi svolge lavori usuranti.

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