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Pensioni lavoratori precoci: a 42 anni e 10 mesi di contribuzione, ultime notizie sulle penalizzazioni possibili

Il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano, si sta imponendo come una sorta di anti-Boeri. Il padre della proposta di legge di quota 41, infatti, ha ribadito che l’introduzione del sistema contributivo puro potrebbe danneggiare, e non poco, tutte quella categorie che percepiscono pensioni non eccezionali, mentre gli unici a potersi avvantaggiare di questo cambio sarebbero i percettori di pensioni più alte come ad esempio i professori universitari. E’ per questo motivo che Damiano invita ad andare con i piedi di piombo e a riflettere molto bene prima di passare alle decisioni pratiche poichè esse potrebbero avere un costo sociale non indifferente.

Costi sociali che inevitabilmente si produrrebbero anche in relazione ai lavoratori precoci. Come noto Damiano è stato uno dei pochi politici che ha presentato una proposta seria per questa categoria di lavoratori che include soggetti che hanno iniziato a lavorare da quanto avevano 16 o addirittura 15 anni. Proprio il numero uno della Commissione Lavoro della Camera ha scritto, alcuni giorni fa, che il 2016 potrebbe essere l’anno giusto per l’introduzione della tanto discussa flessibilità in uscita. I lavoratori precoci potranno a andare in pensione, a partire dal prossimo anno, solo se matureranno un periodo di contribuzione pari a 42 anni e 10 mesi. Ma è proprio a questo punto che si inserisce la proposta di Damiano che, ricordiamolo, fa parte della minoranza del Partito Democratico. E’ lo stesso Damiano a ricordare che il governo, il prossimo anno, non potrà prendere i considerazione le tante proposte di legge che sono state presentate in materia pensionistica. Tra queste proposte c’è anche il ddl 857 che include la quota 41 per i lavoratori precoci all’interno di una più vasta architettura legislativa che prevede l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 62 anni di età anagrafica e con una penalizzazione sull’assegno previdenziale mensile di circa l’8% che scatterebbe se il lavoratore decidesse per la pensione anticipata di 4 anni.

Il campo è aperto, quindi, anche se ci sarà molto da combattere. E’ chiaro che, vedendo da questo punto di vista il caso dei precoci, la possibile soluzione di compromesso viene meno.

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