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Pensioni lavoratori precoci: Commissione Lavoro riscende in campo, ultime notizie sull’esame di quota 41

Novità molto importanti potrebbero presto palesarsi all’orizzonte in merito al caso dei lavoratori precoci. La Commissione Lavoro della Camera presieduta da Cesare Damiano, infatti, questa settimana riprenderà i lavori dopo la lunga pausa festiva. All’ordine del giorno della prima riunione della Commissione c’è proprio la questione delle pensioni con l’esame delle proposte di legge, partorite in seno alla stessa Commissione, sulla pensione anticipata e su quota 41 per i lavoratori precoci. Il fatto che l’organo che più si sta battendo per far valere il diritto di lavoratori che chiedono soltanto di non subire penalizzazioni sul loro assegno mensile, è, in realtà, un preciso messaggio direttamente inviato al governo Renzi.

L’esecutivo, infatti, è chiamato ad esaminare nelle prossime settimane tutte quelle che sono le proposte in tema di pensioni, comprese quelle sui precoci. La questione, dopo il tira e molla dei mesi scorsi, non può più essere rimandata anche perchè è stato lo stesso Renzi ad affermare che sulle pensioni ci sarà un intervento diretto del governo durante l’anno in corso. Il rischio che l’esecutivo prenda in considerazione la sola proposta in arrivo dal presidente dell’Inps Tito Boeri è decisamente alto e quindi, in linea a quanto affermato nelle ultime settimane del 2015, Damiano ha intenzione di giocare il tutto per tutto per riuscire a convincere il governo della bontà della quota 97 per la pensione anticipata e della quota 41 senza penalizzazioni per quello che riguarda i precoci.

La decisione di convocare la Commissione Lavoro e porre la questione pensioni in primo piano altro non è che il primo passo di una battaglia di pressione che si annuncia decisamente lunga e che vedrà in prima linea anche il sindacato. Una battaglia per il rispetto dei diritti dei lavoratori precoci che non sarà certamente facile vista l’intransigenza dei guardiani dei conti pubblici che, all’interno dello stesso Partito Democratico, sono i primi assertori della necessità di non implementare misure, come la quota 41 che, a loro dire, possono destabilizzare la tenuta dei conti.

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