Pensioni lavoratori precoci: dopo 41 anni è diritto, ultime notizie sulle dichiarazioni sindacali

Il cambio di aria sulla questione dei lavoratori precoci era risultato già evidente nelle ultime settimane. Dopo il grande silenzio di settembre, infatti, le sigle sindacali hanno dato l’impressione di essere disposte ad essere più presenti nella battaglia dei lavoratori precoci. Non si tratta di una novità da poco perchè sostituire le vecchie critiche alla quota 41 di Cesare Damiano (obiezioni che trovavano la loro ragione in una inspiegabile gara a chi fosse più di sinistra) con un appoggio diretto tanto alla proposta del presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati quanto alle regioni stesse dei lavoratori precoci, rappresenta un passo che può essere determinante sull’economia complessiva della lotta.

Ai lavoratori precoci, infatti, quello che è sempre mancato è stato una copertura tanto politica quanto sindacale. La lotta dei precoci, infatti, mai prima di queste ultime settimane ha potuto contare su sponde che fossero in grado di fare da cassa di risonanza. Oggi sui precoci, il pensiero è decisamente chiaro. Per la Cgil, ad esempio, dopo 41 anni di lavoro il poter accedere alla pensione rappresenta un diritto che è inattaccabile da qualsiasi esigenza di attenzione alla spesa pubblica. Un messaggio chiaro quello del sindacato guidato da Susanna Camusso che da un lato conferma la validità di quota 41 di Damiano e dall’altro rappresenta una dichiarazione indiretta a quello che solo ieri aveva affermato la Boschi in merito alla necessità di non toccare i diritti acquisiti.

Il vento sulla questione dei lavoratori precoci, a questo punto, sembra essere davvero cambiato. Chiaramente tutto questo non avrà conseguenze nel breve periodo ma nel medio potrebbe averne. Tra alcuni mesi, stando alle ultime indicazioni in merito che sono arrivate da Poletti, dovrebbe iniziare il dibattito sulla riforma delle pensioni e, in particolare, sull’introduzione del criterio della flessibilità. Presentarsi in quella circostanza con una sola proposta, ossia la quota 41 nella versione elaborata da Damiano, potrebbe aprire prospettive interessanti anche perchè l’esecutivo non si è pronunciato sulla questione.

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