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Pensioni lavoratori precoci: edili come gli usuranti, ultime novità sulle nuove proposte

Proprio quando la questione dei lavoratori precoci sembra essere arrivata ad un punto morto, ecco giungere nuove proposte per cercare di evitare che chi ha iniziato a lavorare a 16 anni e ha anche 41 anni di contributi sia costretto a subire forti penalizzazioni nel caso in cui scelga di andare in pensione anticipatamente. Le nuove proposte vanno ad ingrossare il dibattito quella questione dei precoci anche se, allo stato attuale dei fatti, l’unica proposta di legge sul campo resta quella della quota 41 di Cesare Damiano.

Ad avanzare nuove idee per cercare di sbrogliare la matassa precoci è stato il deputato del Movimento 5 Stelle Tripiede il quale in un suo discorso alla Camera ha invitato a inserire i precoci provenienti dal settore edile all’interno del fondo di garanzia per gli usuranti, in modo tale da creare loro una sorta di paracadute. Si tratta di una proposta che, a conti fatti, mira a salvare il salvabile evitando che tutti i precoci italiani vengano beffati in questo modo dal governo. La proposta di Tripede, adesso, dovrà essere oggetto di calendarizzione e poi di discussione, sempre che ne frattempo non arrivino disposizione differenti in materia da parte di un governo che, ad onor di cronaca, alle pensioni dei lavoratori precoci non sembra essere interessato.

Attento al caso dei lavoratori precoci si è mostrato anche l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu che, senza tentennamenti, ha affermato che la situazione specifica di questi lavoratori va tutelata e questo deve avvenire senza che sia introdotte penalizzazioni sull’assegno pensionistico mensile.

C’è quindi una parte del mondo politico italiano che è favorevole all’individuazione di meccanismi di tutela ma tuttavia è innegabile che a fare la voce del padrone con il governo Renzi non sia il Parlamento, come dovrebbe essere, ma la Super Inps di Tito Boeri. E’ stata la previdenza sociale, infatti, a mettere dei paletti strettissimi sulla questione delle pensioni arrivando a non considerare neppure le specificità dei lavoratori precoci. L’esecutivo Renzi, dal canto suo, non ha fatto altro che rispettare la posizione dell’Inps riconoscendo però che l’Inps è interlocutore primario in tema di pensioni.