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Pensioni lavoratori precoci: governo pressato dai sindacati, ultime notizie sul dibattito su quota 41

Non c’è praticamente più giorno che sul caso dei lavoratori precoci non arrivano importanti novità e prese di posizione. Alle tante dichiarazioni che quotidianamente hanno ad oggetto i lavoratori precoci, però, non sembrano corrispondere mai atti concreti tanto che tra i diretti interessati non mancano voci critiche che mettono in evidenza il divario abissale sussistente tra le tante prese di posizione e i pochissimi (praticamente) nulli atti concreti.

Un atteggiamento di sfiducia simile, se comprensibile per quello che giustamente si può chiamare il lungo calvario dei precoci, non è comprensibile da un punto di vista più pratico poichè non tiene in considerazione quello che è il contesto di fondo. Il governo, infatti, sia per quanto riguarda la questione delle pensioni dei precoci sia per quello che concerne, più in generale, l’ambito pensionistico ha le mani quasi legate e la coperta da sistemare comunque troppo corta. Ad avere l’ultima parola sulle pensioni, infatti, è l’Unione Europea, da sempre attenta guardiana della tenuta dei conti pubblici e delle finanze degli stati membri. Essendo la riforma delle pensioni uno dei pilastri delle finanze di un Paese, è chiaro che l’UE abbia tutta l’autorità per far valere tutto il suo peso. 

E’ all’interno di questo quadro di fondo che si devono inquadrare le forti pressioni che l’esecutivo sta ricevendo sul caso dei lavoratori precoci sia da parte del mondo politico (il gruppo di Damiano, per intendersi) che dal mondo sindacale. Tra i confederali a riaccendere nuovamente un faro sui lavoratori precoci è stato il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, che ha affermato a chiare lettere che non sia pensabile che tutti possano andare in pensione alla stessa età, in quanto ci sono lavori oggettivamente più duri che richiedono un’uscita anticipata.

Bargallo ha anche ricondotto la questione dei precoci ad un più ampio discorso sul necessario svecchiamento del mondo del lavoro italiano affermando che solo se si libera posti, è possibile ridurre la disoccupazione.

L’offensiva dei sostenitori di quota 41, quindi, va avanti in modo inesorabile. L’obiettivo è l’introduzione della possibilità, per i precoci, di andare in pensione con 41 anni di contributi, senza requisiti di età e senza penalizzazioni. Attualmente i precoci possono accedere alla pensione anticipata con 62 anni di età o 42 anni e 10 mesi ossia un anno in più di quanto attualmente previsto.

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