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Pensioni lavoratori precoci: in piazza il 21 novembre, ultime notizie sulle proteste

La Legge di Stabilità non ha assolutamente rispettato quelle che erano le attese dei lavoratori precoci che si sono giustamente sentiti come derubati dal comportamento del governo. Per questo motivo, può essere considerato quasi come un effetto scontato la partecipazione di molti lavoratori precoci alla giornata di mobilitazione indetta dai sindacati per il prossimo 21 novembre. Nel mirino delle varie sigle, a partire dalla Fiom, c’è, nel suo complesso, tutta la Legge di Stabilità recentemente varata dal governo e ora all’esame (scontato) delle Camere.

I lavoratori precoci, quindi, come sembra emergere andando a leggere sui gruppi Facebook da loro creati e frequentati, non solo non hanno intenzione di ritirare i remi in barca ma intendo già iniziare a fare pressioni sul mondo politico e sul governo in modo da mettere bene in chiaro che nel 2016, quando l’esecutivo darà concretizzazioni alla flessibilità in uscita, non ci saranno sconti per nessuno. La partecipazione di alcuni precoci alla mobilitazione sindacale, quindi, deve essere letta all’interno di questo contesto. Ad oggi, va specificato, non esiste un comitato ufficiale che tuteli i lavoratori precoci e le iniziative in tutti questi mesi di pressioni sono state il frutto della mobilitazione spontanea di singoli. In tanti affermano che proprio questa disorganizzazione ha portato i precoci ad essere considerati come l’ultima ruota del carro. Solo con un comitato, in effetti, è pensabile che si possa trattare con il governo. Ed è proprio questo ad animare le discussioni tra i diretti interessati. In Italia, purtroppo, se si vuole essere ascoltati si deve assumere peso e chiaramente tale peso non può essere assunto semplicemente creando gruppo su Facebook. E’ da qui, quindi, che parte una possibile nuova stagione di lotta per i precoci, i quali non chiedono nulla di eccezionale ma solo il loro diritto ad andare in pensione senza subire penalizzazioni visto he hanno iniziato a lavorare da quando avevano 16 anni o addirittura 15.

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