Pensioni lavoratori precoci: l’ora della mobilitazione, ultime notizie sulle proteste

La triplice sindacale, dinanzi al muro costruito dal governo attorno ai lavoratori precoci e più in generale a tutte quelle categorie che rischiano di restare bruciate dopo aver atteso invano un intervento dell’esecutivo, ha deciso di scendere in campo. Cgil Cisl e Uil, infatti, hanno proclamato una mobilitazione generale a difesa dei diritti dei lavoratori precoci, degli esodati e delle lavoratrici rientranti nella cosiddetta Opzione Donna. La mobilitazione si svolgerà a partire dal prossimo 5 ottobre fino al 10 dello stesso mese con forme e metodi che sono differenti da regione a regione.

La mossa della triplice è una vera e propria sorpresa per i lavoratori precoci ma rischia di essere solo un magro contentino. Sono infatti tanti i diretti interessati che nello stesso momento in cui i sindacati hanno annunciato la mobilitazione, si sono chiesti come mai si sia preferito attendere così tanto tempo. E’ noto, infatti, che per mesi i lavoratori precoci hanno condotto una guerra solitaria trovando sponde sul versante politico solo in Cesare Damiano, il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati che ha elaborato la proposta di quota 41, unica vera strada maestra da seguire per risolvere la questione dei precoci. Addirittura da parte del mondo sindacale non era mancata una certa freddezza verso la battaglia dei lavoratori precoci. Le pressioni e lo sforzo che, da soli, i lavoratori precoci hanno esercitato, ha contribuito a far cambiare rotta al sindacato che, nelle ultime settimane, aveva comunque già fatto sentire la sua voce.

Adesso, nel momento in cui tutto sembra davvero essere compromesso, arriva la mobilitazione sindacale che, indipendente dal suo esito, non potrà certamente determinare un cambio di linea a un governo che sembra essere intenzionato ad avvallare tutte le richieste del numero uno dell’Inps Tito Boeri. Il presidente della Previdenza Sociale, infatti, è il vero vincitore di questa partita da Damiano essendo riuscito a far passare la sua linea secondo cui non devono esistere casi specifici, come lo sono i precoci, e solo il criterio anagrafico dovrà essere il discrimine in materia pensionistica con buona pace di chi lavora da quando aveva 16 anni.

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