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Pensioni lavoratori precoci: manifestazione per quota 41, ultime notizie sulla mobilitazione in atto

I lavoratori precoci aderiranno alla manifestazione che il prossimo 21 novembre si terrà nella Capitale.  Stufi di un accordo che sembra essere sempre più lontano e di una politica che si sta mostrando da mesi sorda dinanzi alle giuste richieste di una categoria di lavoratori che ha iniziato a lavorare da quando aveva 15-16 anni. i precoci hanno deciso di rompere gli indugi e scendere in campo in modo attivo. Chiaramente le adesioni alla manifestazione avverranno a titolo personale anche perchè non esiste, nei fatti. alcun coordinamento ad hoc per i precoci ma solo singole sezioni sindacali che, già da tempo, si occupano di questo problema.

Sui gruppi Facebook frequentati dai lavoratori precoci, è così iniziata una sorta di conta tra i vari membri per conoscere chi aderirà e chi no al corteo. Un particolare interessante è rappresentato dallo slogan che alcuni precoci hanno scelto per rendere più identificabile la loro presenza all’iniziativa. Rotti tutti gli indugi che magari erano emersi nei mesi scorsi, per i lavoratori precoci sembra ora essersi una sola soluzione ossia la quota 41 proposta da Cesare Damiano. E la quota 41 è ben scritta in un modello di badge che alcuni precoci hanno preparato per la manifestazione del 21 novembre.

I precoci e Cesare Damiano, che di quota 41 è il promotore, fanno quindi quadrato. L’obiettivo è quello di cercare di ottenere per lo meno l’inserimento di alcuni emendamenti a loro favore della Legge di Stabilità. Ma la strada sembra essere tutto tranne che in discesa. L’esecutivo, infatti, continua a preferire la visione tecnica dell’Inps e quelle che sono invece le risposte politiche servirebbero in casi come questo. Renzi, da tempo, ha delegato un potere fuori da ogni consuetudine, alla Previdenza Sociale e al suo presidente Tito Boeri. Ma è per questo che iniziative come il corteo del 21 novembre acquistano una importanza ancora maggiore: i precoci si devono infatti preparare all’inevitabile braccio di ferro che ci sarà il prossimo anno quando, finalmente, la tanto invocata flessibilità divrebbe diventare uno dei capisaldi del sistema pensionistico italiano.

 

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