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Pensioni lavoratori precoci: possibile andare prima ma senza anticipata, ultime notizie sulle proposte

Un piccolo spiraglio potrebbe aprirsi per i lavoratori precoci. Dopo la decisione del governo di rinviare all’anno tutti i provvedimenti organici in tema di pensioni, il dossier precoci potrebbe essere tornato di attualità grazie alle novità che alcuni regolamenti applicativi starebbero per introdurre nel settore. Si tratterebbe di piccoli cambiamenti, a saldi invariati ossia senza costo alcuno, che permetterebbero l’uscita anticipata dal mondo del lavoro di alcuni precoci in particolari situazioni senza che si sia l’applicazione di alcuna normativa in merito al pensionamento anticipato. Si tratterebbe, quindi, di una serie di regole che permetterebbero semplicemente di andare prima in pensione.

Il governo, con il consenso di molte forze politiche, starebbe pensando a questa strada nell’ambito di una più ampia discussione che punta a cancellare le ricongiunzioni onerose e alla semplificazione di cumulo dei contributi versati in diverse casse. In merito ai lavoratori precoci, in particolare, si punterebbe ad eliminare le penalizzazioni per tutti quei soggetti che, nel mondo del lavoro da quando avevano 15 o 16 anni, volessero andare prima in pensione. La misura era prevista già dal nostro ordinamento ma, senza il rinnovo della disposizione i lavoratori precoci che avessero deciso, a partire dall’anno 2017, di andare in pensione prima avrebbero subito dei tagli sul loro assegno pensionistico. Si tratta di un provvedimento, di ufficio, ma comunque molto importante per questa categoria di lavoratori.

Se sulla normale amministrazione, quindi, molto presto potrebbero esserci delle novità positive, altrettanto non si può certamente dire per quanto concerne l’introduzione di vere e proprie nuove regole sul pensionamento dei lavoratori precoci. Dopo tanto parlare, infatti, si è ancora al punto di partenza anche perchè i lavoratori precoci sono stati praticamente soli in questo lungo braccio di ferro a difesa delle proprie giuste ragioni. Ad eccezione di politici isolati e del presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, infatti, nessuno si è concretamente mosso in loro difesa. Damiano, in particolare, ci ha provato in tutti i modi ma alla fine anche lui si è dovuto arrendere all’evidenza dei fatti.

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