Pensioni lavoratori precoci: Renzi sommerso dalle lettere, ultime notizie sulla mobilitazione

I lavoratori precoci stanno affilando le armi in vista di quello che appare sempre di più come un inevitabile braccio di ferro con il governo. Le ultime notizie arrivate da Roma sul caso dei lavoratori precoci, infatti, non promettono nulla di buono e allora i diretti interessati si preparano a supportare l’iniziativa del sindacato che, già nei mesi scorsi, aveva annunciato che se il governo non avesse convocato un tavolo sulle pensioni, inevitabilmente sarebbe partita una vertenza.

La rete continua ad essere il luogo privilegiato del coordinamento tra i lavoratori precoci anche se, a onor di cronaca, si deve registrare l’importante creazione di numerosi centri di coordinamento a livello locale e regionale, primi passi verso eventuali mobilitazioni a livello nazionale.

Come già avvenuto però in passato, l’iniziativa è sopratutto nelle mani dei singoli con molti lavoratori precoci che, stanchi di attendere una riforma e un provvedimento in loro favore spesso annunciato e mai concretizzato, che hanno preso carta e penna per scrivere a politici di primo piano o allo stesso presidente del Consiglio Renzi. Il pomo della discordia è sempre lo stesso: i precoci, nelle tante lettere inviate al premier, si chiedono se sia giusto lavorare fino all’anzianità se si è iniziato a spezzarsi la schiena sui cantieri da quando di avevano 15 anni o al massimo 16. Sulla questione dei sacrifici fatti in gioventù dai lavoratori precoci, ha mostrato di avere le idee molto chiare il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che in più di una circostanza ha parlato della sua quota 41 per i precoci come di un atto di giustizia per chi ha fatto sacrifici fin da giovane.

Tornando alle lettere inviate a Renzi dai precoci, un diretto interessato ha chiesto al premier se si può pensare di svecchiare le aziende e creare occupazione, se in tali aziende lavorano ancora dipendenti che sono lì da quando avevano 16 anni. Che valore aggiunto si può a queste aziende se dopo oltre 41 anni di servizi, ci sono ancora i vecchi in attività e i giovani fanno la fila fuori? La risposta è facilmente intuibile e si interseca con il caso dei precoci.

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