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Pensioni lavoratori precoci: rischio quota 45, ultime notizie sulle proposte alternative

La posizione attuale dei lavoratori precoci potrebbe essere decisamente migliore rispetto a quella che si andrebbe a profilare nel caso in cui non ci dovessero essere interventi correttivi a una legge che, praticamente, si muove oramai in modo del tutto autonomo e automatico alla luce del principio di adeguamento alle aspettative di vita. Dopo le recenti modifiche in materia, infatti, i lavoratori precoci per poter andare in pensione devono avere raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi. Solo in questo modo, e indipendentemente dall’età anagrafica, è possibile uscire dal mondo del lavoro.

La normativa sulle pensioni, cambiata radicalmente dalla Legge Fornero, prevede che entro il 2035 possano essere considerati lavoratori precoci solo quelli che hanno raggiunto i 45 anni di contributi. Nel giro di 18 anni, quindi, il requisito per poter andare in pensione anticipatamente e anche se si è iniziato a lavorare da quando si avevano 16 anni è destinato ad alzarsi di molto. Quella che possiamo definire come quota 45, vero e proprio incubo dei precoci, trova la sua giustificazione in una serie di considerazioni sull’inesorabile calo del numero dei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi da quando erano adolescenti e quindi sulla inevitabilità di alzare l’asticella dei requisiti.

Lo spettro di quota 45, per quanto proiettato molto in là nel tempo, è comunque una sorta di spada di Damocle sui lavoratori precoci. E’ quindi proprio per evitare che si arrivi a questo orizzonte, che sarebbe una batosta per tutti, che molti diretti interessati sono scesi in campo stringendosi attorno a quella che appare come l’unica proposta vantaggiosa e al tempo stesso non irrealizzabile: la quota 41 senza penalizzazioni già oggetto di un disegno di legge ad hoc presentato dal presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano. Accanto a quota 41 ci sono poi altre proposte come la quota 40, la quota 42 e la quasi quota 43 che fu caldeggiata nei giorni scorsi da Treu. Al di là delle proposte l’impressione è che il governo molto difficilmente possa decidere di andare verso quota 45 visto che lo stesso presidente dell’Inps Boeri si è espresso per un mantenimento complessivo delle condizioni attuali.

 

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