Pensioni lavoratori precoci: svelato il piano Boeri, ultime notizie sull’esame di quota 42-43

Il governo starebbe esaminando il piano preparato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, sui lavoratori precoci. L’indiscrezioni non è stata ancora confermata ma non è inverosimile ritenere che questa circostanza possa essere vera alla luce di quelle che sono state le ultime indicazioni del sottosegretario al MEF, De Micheli, in merito alla possibile tempistica di esame della legge sulla pensioni. La De Micheli, infatti, in un suo recente intervento aveva affermato che, in questa prima fase, il governo avrebbe proceduto con un esame della sostenibilità finanziaria delle varie proposte in campo.

Sui lavoratori precoci, a conti fatti, esiste solo una proposta nel senso tecnico del termine. Si tratta della quota 41 senza penalizzazioni che da oltre 2 anni è stata depositata dall’esponente del Partito Democratico Cesare Damiano. Accanto a questa proposta, però, c’è poi quella di Boeri che non è stata tradotta in alcun disegno di legge ma che, quasi paradossalmente, ha più possibilità di successo rispetto a quella ufficiale.

La proposta Boeri per i lavoratori precoci, prevede di fissare in un periodo compreso tra i 42 e i 43 anni, il requisito necessario ai precoci per poter andare in pensione. Nella proposta non è specificato se quel range sia una forbice indicativa oppure se si tratti di 42 anni per le donne e 43 anni per gli uomini ma in ogni modo siamo decisamente lontani dai quei 41 anni di contributi che sono stati indicati da Cesare Damiano. In linea di massima si può affermare che la proposta di Boeri sui lavoratori precoci, sia una sorta di riallineamento di quella che è la normativa attuale in materia, a sua volta, recepimento delle disposizioni della Riforma Fornero. Per quanto dura possa sembrare, comunque, la proposta Boeri, è decisamente migliore di quello che sarebbe lo scenario che si prospetterebbe dinanzi ai precoci da qui a 20 anni. E questo, probabilmente, è il solo lato positivo di questa faccenda.

I lati negativi, invece, sono stati tutti elencati dai diretti interessati e dagli stessi sindacati. I lavoratori precoci, infatti, sono, il più delle volte, operai che svolgono lavori molto pesanti e pensare che si debba attendere i 43 anni di contributi per andare in pensione non è certamente il massimo.

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