Pensioni precoci e quota 41 ultimissime notizie: Damiano contro la Commissione Ue

I lavoratori precoci sperano che qualcosa si sblocchi al più presto, nonostante il veto della Commissione Ue all’Italia, che ha praticamente fatto sapere come il sistema italiano regga solo se si mantiene così com’è il sistema pensionistico attuale, ovvero se non si attuano modifiche alla riforma Fornero. Ovviamente questo diktat non ha fatto altro che ringalluzzire le proteste dei lavoratori precoci, e anche il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, ha fatto sentire la sua voce. 

Quello dell’Unione europea è un vero e proprio ricatto ai danni dell’Italia, visto che viene reso noto che se saranno apportate modifiche alla legge Fornero, sarà l’intero Paese a subirne le conseguenze. Un’operazione di pressione dura e forte nei confronti di un governo che continua a temporeggiare sul tema della flessibilità in uscita. Cesare Damiano è finora l’unico che ha accontentato i desideri dei precoci con la sua quota 41 e ovviamente è stato anche uno dei primi che ha risposto a tono alla Commissione Ue.

Damiano ha così chiesto nuovamente al premier Matteo Renzi di inserire il parametro della flessibilità previdenziale attraverso la correzione della legge Fornero. Non si tratta dunque di smantellarla definitivamente o di cancellarla totalmente, come invece vorrebbero il leader della Lega Nord Matteo Salvini e l’esponente del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, concordi nel definire la riforma Fornero come una porcata.

Damiano ha pertanto inoltrato ancora una volta la richiesta di una correzione della legge attuale, affermando inoltre il desiderio di depurare i conti sull’incidenza della spesa previdenziale sul Prodotto interno lordo dai 43 miliardi di tasse “pagate nel 2013 sulle pensioni e dagli esborsi per l’assistenza”. Per l’esponente democratico, infatti, “si scoprirebbe che il 15,3% calcolato dall’Istat scenderebbe al 10,7% allineando così la nostra spesa a quella degli altri Paesi europei”. Damiano ha così ribadito la necessità di correggere il sistema previdenziale attuale attraverso la misura della flessibilità, non di smantellarlo interamente.

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