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Pensioni precoci news oggi 15 giugno: quasi certo addio a quota 41, ultime dopo l’incontro

Ieri pomeriggio durante il faccia a faccia con i Sindacati, il Governo ha fornito nuove importanti informazioni e chiarimenti sul tema delle pensioni e della flessibilità. E’ stato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Tommaso Nannicini a confermare la volontà del Governo Renzi di non modificare la Legge Fornero  ma di struttare alcuni mezzi finanziari per portare avanti l’Ape.

Secondo le news di oggi 15 giugno, durante l’incontro con le parti sociali, Nannicini ha esplicitato le intenzioni  del Governo in materia di pensioni anticipate. L’Ape, l’anticipo pensionistico potrebbe partire dal primo gennaio 2017 e coinvolgere i lavoratori nati tra il 1951 ed il 1953 in un primo momento e quelli nati nel 1954-1955 in seguito.

L’ape permetterebbe a questi lavoratori di andare in pensione con tre anni di anticipo rispetto alla data prevista dalla pensione di vecchiaia. Questo potrebbe avvenire solo a fronte di un prestito. In sostanza gli assegni sarebbero concessi dall’INPS ma finanziati dalle banche. Al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi, il pensionato dovrà rimborsare alla banca il prestito per i venti anni successivi. Il Governo ha voluto anche chiarire che non ci saranno penalizzazioni per chi deciderà liberamente di andare in pensione con tre anni di anticipo

I Sindacati di CGIL, CISL e UIL, con i rispettivi segretari Camusso, Furlan e Barbagallo si sono dimostrati soddisfatti delle parole di Poletti e Nannicini e dell’apertura del Governo ad un serio confronto.

Ma a lasciare perplessi è stato il silenzio sulle pensioni precoci e sul destino di tante persone che hanno iniziato a lavorare in giovanissima età. C’è da dire durante il confronto tra Governo e Sindacati di ieri non sono state affrontate molte altre questioni che potrebbero venire fuori nei nuovi incontri fissati per il 23 giugno ed il 28 giugno.

Bisogna tener presente che la flessibilità in uscita di Damiano e dei Sindacati stessi potrebbe comportare costi troppo elevati per le casse dello Stato, per cui la possibilità per i precoci di ottenere la quota 41 sembrerebbe allontanarsi.

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