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Pensioni precoci news oggi 16 giugno: spiraglio per la quota 41, Ape rimandata al 23 giugno

Nuove date da mettere in agenda per i lavoratori precoci. Infatti durante l’incontro dello scorso martedì tra Governo e Sindacati questi lavoratori sono rimasti a bocca asciutta. Secondo le news di oggi 16 giugno per avere qualche novità sulle pensioni precoci bisognerà aspettare il 23 giugno, giorno in cui riprenderà la discussione tra Governo e parti sociali.

CGIL, CISL e UIL hanno sempre sostenuto la quota 41 tanto desiderata da chi ha iniziato a lavorare in giovanissima età. La quota 41 sarebbe inserita nel disegno di legge 857 di Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. In pratica secondo Damiano i lavoratori precoci potrebbero andare in pensione con tre anni di anticipo rispetto a quelli previsti dalla pensione di vecchiaia e di conseguenza dalla Legge Fornero.

L’estensione dell’Ape anche per i precoci non sarebbe al momento nelle intenzioni del Governo dati i silenzi delle ultime settimane e quelli dello scorso martedì. Tuttavia i Sindacati che appoggiano le pensioni precoci potrebbero spronare il Governo verso un’apertura sull’argomento nei due ulteriori incontri previsti per il 23 e per il 28 giugno prossimi.

L’Ape è stato spiegato nel dettaglio da Nannicini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentante del Governo al tavolo con i Sindacati. L’anticipo pensionistico riguarderebbe prima i nati tra il 1951 ed il 1953 e poi andrebbe a coinvolgere anche i lavoratori di classe 1954 e 1955. Questi potrebbero scegliere di andare in pensione fino a tre anni prima rispetto alla data prevista, chiedendo una sorta di prestito alle banche. Questo prestito, al compimento dei 66 anni e 7 mesi di età andrebbe restituito alla banca finanziatrice in rate per 20 anni. L’operazione sarebbe controllata dall’INPS. I Sindacati hanno espresso pareri favorevoli anche perché consapevoli di non poter contare sulle casse dello Stato.

La speranza è che anche la petizione a favore della quota 41 possa in qualche modo dar voce ai lavoratori precoci, in modo che sia costretti ad aspettare, senza alcuna possibilità di scelta, di andare in pensione con 43 o 44 anni di contributi, come previsto dalla Legge Fornero.

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