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Pensioni precoci news oggi 6 giugno: rischio quota 43 in pochi anni, ultime su allarme Damiano

Cesare Damiano non è assolutamente intenzionato a fare alcun passo indietro sulla questione dei lavoratori precoci ed è per questo motivo che, stando a quello che è il quadro della situazione ad oggi 6 giugno, uomini e donne che hanno iniziato a lavorare da quando avevano 15 anni e che rivendicano il diritto di andare in pensione con la quota 41, possono stare certi di avere sempre un alleato fedele nella stanza dei bottini.

Con l’approssimarsi della seconda tornata di incontri bilaterali tra il governo e i sindacati, il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano è tornato ad affermare la necessità che si giunga ad una soluzione equa sia per quello che riguarda la pensione anticipata sia per quanto concerne il caso specifico dei precoci. Una soluzione equa che chiaramente non può trovare concretizzazione in quella che è la proposta del governo sulle pensioni, l’oramai famigerata APE contenente il contestatissimo prestito pensionistico. L’idea di Damiamo è invece quella di favorire un’uscita dal mondo del lavoro con una penalizzazione minima nel caso della pensione anticipata o con l’applicazione della quota 41 (41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica) nel caso dei lavoratori precoci.

Questi ultimi sono stati i grandi esclusi della prima tornata ufficiale degli incontri tra l’esecutivo e i sindacati e adesso tutte le speranze sono rivolte al secondo round. E’ chiaro infatti che, se il caso precoci non dovesse essere calendarizzato, allora la strada per l’approvazione di quota 41 diverrebbe tutta in salita. E’ per questo motivo che, secondo le ultime notizie sul dossier precoci, il fronte di sostegno alla quota 41 senza penalizzazioni è tornato a lanciare un allarme molto circoscritto che ha già avuto la sponda di Cesare Damiano: nel caso in cui non si arrivi in tempi rapidi ad una proposta concreta, allora diverrebbe inevitabile l’entrata in vigore prima della quota 42 e poi della quota 43 ossia per i prossimi anni servirebbero molti più anni di contributi per andare in pensione anche se si è iniziato a lavorare a 15 anni.

 

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