Perché gli investitori non temono più le crisi

27 febbraio 2012 10:590 commenti

Da inizio anno stiamo assistendo ad un rally spettacolare sui mercati finanziari, che sta coinvolgendo quasi tutti i principali asset di investimento: dai titoli azionari alle materie prime, dalle valute più speculative ai titoli di stato. Tutto ciò può sembrare strano se si considera che solo un paio di mesi fa si temeva la disgregazione della zona euro, il crack finanziario di stati sovrani too big to fail (come l’Italia) e il contagio della crisi europea al resto del mondo. Venerdì l’indice americano Dow Jones ha superato quota 13mila punti, livelli toccati l’ultima volta a maggio 2008 e prima del fallimento di Lehman Brothers. Dai minimi di marzo 2009 la performance è stata pari al 100%, mentre da inizio anno si aggira intorno al 6,5%

Ma non è solo la borsa newyorkese a mostrare guadagni importanti. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo è sui massimi da agosto 2011. In Europa l’indice tedesco Dax30 ha guadagnato fino al 94% dai bottom di marzo 2009, mentre da inizio anno la performance è di poco inferiore al 20%. Tra le materie prime, da inizio anno l’oro è salito del 14% mentre il petrolio americano più dell’11%. Tra i titoli di stato, i rialzi più importanti arrivano dai bond di Italia, Spagna e Irlanda, in particolare i BTp italiani su certe scadenze hanno superato una crescita del 26% dai minimi di fine novembre scorso (cioè il momento peggiore della crisi del debito italiano).


Ma qual è il motivo che spinge gli investitori ad acquistare senza timori, nonostante i gravi problemi dell’economia reale (è attesa in Europa la seconda recessione degli ultimi tre anni) e l’eccessivo indebitamento degli stati sovrani? La risposta risiede nell’interventismo delle banche centrali, che stanno letteralmente inondando i mercati di liquidità. E’ il quantitative easing la soluzione alle crisi del capitalismo moderno? Sembrerebbe di sì, sebbene restano seri dubbi sugli effetti a lungo termine di queste imponenti iniezioni di liquidità (rischio iperinflazione?).

Dopo la prima manovra di allentamento quantitativo della FED, varata nel 2009 per evitare il tracollo dei mercati scossi dal fallimento della Lehman Brothers, anche le altre banche centrali mondiali hanno cominciato a immettere denaro nel sistema acquistando titoli tossici presenti nel bilancio delle banche e titoli di stato con livello speculativo di paesi in difficoltà. Gli investitori stanno decisamente apprezzando le mosse delle central banks, ma eccessivi shock di liquidità potrebbero costare caro.

Il rischio di assistere a bruschi movimenti di deleveraging, cioè di smontamento delle posizioni aperte dopo aver fatto uso della leva monetaria, potrebbero creare in futuro i presupposti per improvvisi crolli verticali con l’emergere di una nuova crisi. Gli investitori sanno essere decisivi quando c’è da riportare la fiducia sui mercati, ma possono velocemente abbandonare borse e governi al loro destino quando la pancia è diventata ormai piena…






Tags:

Lascia una risposta