Perché la Fiat ha deciso di trasferirsi all’estero

8 febbraio 2014 10:180 commentiDi:

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Il 2014 si è aperto come un anno di grandissimi cambiamenti in casa Fiat, storico marchio italiano dell’industria delle automobili, tanto che, ad oggi, ci si trova in una certa difficoltà nell’usare aggettivi e definizioni che fino a qualche tempo fa sarebbero potute andare ancora bene. 

Proprio nel corso dei primi giorni dell’anno, infatti, è arrivato per Fiat un successo atteso da lungo tempo, l’acquisizione del 100 per cento dello storico marchio americano Chrysler, fatto che ha portato l’azienda ad operare e ad agire, ormai, in una dimensione del tutto internazionale e con un nuovo baricentro situato negli Stati Uniti.

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La Fiat, dunque, ha in breve tempo “superato” gli angusti confini italiani e si è trovata nella necessità di riadattare il proprio profilo societario alla nuova dimensione globale assunta dall’azienda. Ed ecco perché, nel giro di un mese, anche l’aggettivo italiano non sembra essere più così adatto a definire il futuro rampante del Lingotto.

Un nuovo nome per la Fiat: Fiat Chrysler Automobiles

La prima, importante conseguenza che il raggiungimento del 100 per cento di Chrysler ha comportato per la Fiat è stata, di fatto, la fusione totale con il gruppo americano, a partire dal nome, dal momento che anche buona parte della produzione verrà d’ora in avanti concentrata negli Stati Uniti. La storica Fiat ha infatti assunto il nome Fiat Chrysler Automobiles, che oltreoceano, tuttavia, sarà abbreviato nel più rapido FCA.

La decisione è stata presa alcuni giorni fa dal consiglio di amministrazione del Lingotto, che ha conferito anche con i vertici del governo italiano. Sergio Marchionne, infatti, ha definito questa nuova dimensione globale assunta dal marchio Fiat come il successo più importante conseguito nel corso della sua carriera, che sarà accompagnato, tra l’altro, anche da un suo più stabile impegno a Detroit. Questo impegno, in una fase così delicata di transizione per l’intero gruppo, durerà almeno tre anni, mentre in Italia Marchionne sarà sostituito da un vice, una figura scelta all’interno della azienda stessa.

Molto chiaro sulla linea futura intrapresa dal gruppo Fiat è stato anche il presidente John Elkann, che ha sottolineato come questi cambiamenti, avvenuti all’interno della azienda siano in realtà soluzioni necessarie per continuare ad assicurare al marchio un posto tra i costruttori mondiali, e un posto di primo ordine.

Ma il cambio di nome e i nuovi assetti strategici della produzione americana non sono le uniche modifiche occorse in casa Fiat in seguito alla fusione con il marchio americano. L’azienda ha dovuto infatti rivedere alcuni aspetti fondamentali della sua organizzazione, che hanno coinvolto sia il profilo legale che quello fiscale, anche se, in un comunicato, ha subito rassicurato sul fatto che la produzione già attiva in Italia non avrebbe subito invece modiche di alcun genere, fugando i timori e le grandi paure occupazionali che si erano già diffuse nei giorni scorsi.


Perché la Fiat ha deciso di trasferirsi all’estero

Una nuova sede fiscale a Londra per Fiat Chrysler Automobiles

Alcuni giorni fa, infatti, è arrivato da Fiat anche l’annuncio ufficiale del trasferimento della sede fiscale del nuovo gruppo dall’Italia a Londra, paese che consente alle grandi realtà multinazionali una serie di vantaggi sotto il profilo della tassazione. Nel Regno Unito, infatti, la tassazione dei dividendi societari è molto più conveniente rispetto a quella italiana e il cambio di sede è stato quindi quasi un passaggio obbligato per una multinazionale che si è incamminata su un percorso globale.

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Una nuova sede legale in Olanda

Il terzo grande cambiamento accolto in casa Fiat in questi giorni è stato poi l’annuncio del trasferimento della sede legale del gruppo in Olanda, ad Amsterdam, dove vigono leggi che consentiranno alla famiglia Agnelli di continuare a godere del maggior peso concesso loro all’interno del voto di assemblea, in quanto soci che detengono la maggiore quota della società. Grazie a questo cambio legale, infatti, gli Agnelli, pur detenendo, in seguito alla fusione, meno del 30 per cento del nuovo assetto della Fiat, potranno continuare a controllare più direttamente la società, cosa che invece non sarebbe potuta accadere se la sede legale del gruppo fosse rimasta in Italia, perché l’applicazione delle norme sull’Opa l’avrebbero impedito.

Nel giro di pochissimo tempo, dunque, Fiat ha modificato alcuni aspetti fondamentali della sua organizzazione societaria, applicando un modello positivo già sperimentato in passato per Cnh-Industrial. Adesso questo modello, che consente ad una società che pur ha una stabile organizzazione all’interno del territorio italiano di avere una sede legale e una sede fiscale estera, viene reimpiegato per la nuova società risultante dalla fusione con Chrysler, la Newco.

La Newco è, come abbiamo anticipato, una società costituita nei Paesi Bassi, dove situa la sua sede legale, ma la sua sede fiscale è posta nel Regno Unito, dal momento che la principale sede gestionale e organizzativa si trova, in tutto o in parte, nel Regno Unito. Da una parte, quindi, Inghilterra e Paesi Bassi hanno applicato la flessibilità concessa dall’esistenza di trattati bilaterali tra i due paesi, pur di contare sulla presenza del grande colosso mondiale, dall’altra il fisco italiano è stato tenuto a rispettare quanto previsto dai trattati contro le doppie imposizioni esistenti tra Italia e Regno Unito, sempre in virtù della sistemazione che la Newco si è data in quanto a sede gestionale e organizzativa.

Anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, infatti, ha sottolineato come –  nonostante la scelta di Fiat comporti senza dubbio una riduzione del suo contributo fiscale al Paese – non è possibile impedire ad una azienda di adottare misure fiscalmente convenienti. Fiat continuerà dunque a versare allo stato italiano in proporzione alle stabili organizzazioni che saranno mantenute nel paese anche in seguito al trasferimento, così come prevede la legge, che è stata applicata, anche se la sede fiscale estera sarà comunque oggetto d’esame per il fisco italiano.

Non si può negare, tuttavia, come ha fatto notare anche la stampa internazionale, che le attuali modifiche societarie sembrano indicare un progressivo allontanamento del gruppo Fiat dall’Italia, nonostante per il momento non si parli di modiche alle attività produttive attive in Italia. Arriva infatti proprio nelle ultime ore anche la notizia dello scorporo del marchio Ferrari dalle altre attività di automotive, forse solo primo atto di un piano che prevede il trasferimento all’estero degli asset che generano più utili, e il brand del Cavallino rampante, da solo, produce più di 50 milioni di euro. Alle spalle di questa operazione, ancora una volta, la possibilità di un vantaggio fiscale.






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