Perché le nazioni falliscono

26 gennaio 2014 09:000 commentiDi:

crisi grecia

Perché le nazioni falliscono? Quali sono le cause che portano alcuni stati, a differenza di altri, a dichiarare il proprio fallimento e il proprio default a livello internazionale? Si tratta probabilmente di una domanda che milioni di persone si sono poste almeno una volta nella loro vita alla luce dei catastrofici avvenimenti, vicini e lontani, a cui il mondo ha dovuto assistere negli ultimi 15 anni.

Nel 2001, infatti, la crisi dell’Argentina ha forse posto per la prima volta la questione dell’insolvenza sovrana sotto gli occhi di tutti, facendo toccare con mano le conseguenze di una estrema situazione di indebitamento da parte di uno stato. Alcuni anni più tardi, poi, a partire dal 2009, è stata la Grecia a rappresentare e a vivere il fenomeno del default nazionale, anche se nella sua crisi si è espressa, nella maniera più violenta e più chiara, la più generale crisi del debito sovrano europeo.

Il fenomeno della crisi greca, inoltre, si è verificato proprio all’interno di quella che viene oggi definita, già con un minimo di prospettiva storiografica,  la crisi finanziaria del 2008 – 2013, nata in realtà tra Gran Bretagna e America nell’autunno del 2007 e poi contagiatasi via via agli altri stati occidentali del globo, i cosiddetti paesi sviluppati, senza però lasciare del tutto tranquille le economie dei paesi in via di sviluppo, che oggi si collocano grossomodo nella parte orientale del globo – sempre da una prospettiva eurocentrica.

Il rapido e costante susseguirsi di fenomeni di crisi nazionali, a distanza di poco tempo, ha però negli anni messo in luce tutta la profondità e la gravità della situazione che l’economia globale stava attraversando. Dopo una serie di esempi di fallimenti nazionali, il fenomeno della crisi si è mostrato infatti sempre di più come un fenomeno generalizzato, a cui tutte le economie nazionali sarebbero potute andare facilmente incontro alla presenza di determinate condizioni.

Quali sono state, allora, le ragioni che hanno provocato, nel giro di così poco tempo, sconvolgimenti così importanti nelle economie dei diversi paesi del mondo, con ripercussioni che hanno coinvolto non solo gli stati limitrofi, ma anche quelli più distanti, alla luce di una strettissima interconnessione dei fenomeni? Quali sono le condizioni e le cause che ancora oggi possono provocare il fallimento di uno stato?

Perché le nazioni falliscono?

Prima di rispondere a questa domanda, però, è sicuramente necessario spendere due parole per mettere in chiaro alcuni concetti che nel linguaggio corrente possono passare spesso inosservati, e per questo rimanere parzialmente incompresi.

Che cosa si intende per fallimento di uno stato

Il fallimento di uno stato è un fenomeno che può essere trattato e analizzato sotto diversi punti di vista. Alcuni studi analitici degli anni passati hanno ad esempio sottolineato tutte le diverse accezioni in base alle quali uno stato del mondo può considerarsi “fallito”.

Uno di questi studi, in particolare, è stato condotto sin dal 2005, ed è ancora attualmente condotto, dal Fondo statunitense per la Pace, in collaborazione con la rivista Foreign Policy, che  pubblica ogni anno un indice chiamato “Indice degli Stati Falliti”. La lista valuta, però, solo gli Stati sovrani appartenenti all’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite.


Nel nostro caso specifico, tuttavia, l’accezione del termine fallimento sarà molto più ristretta, perché dovrà essere preso in considerazione solo l’aspetto meramente economico – finanziario della questione. Ci si dovrà limitare, cioè, a quella che in finanza pubblica viene definita insolvenza sovrana o nazionale, e che in contesti meno formali, quelli del linguaggio corrente, viene definito semplicemente fallimento o default.

Ebbene, il fallimento di una nazione si verifica quando

  • lo stato sovrano in questione non riesce più a restituire il suo debito pubblico ai creditori.

Il concetto di fallimento è per questo strettamente connesso con quello di debito pubblico.

Che cos’è il debito pubblico di uno stato

Sempre in finanza pubblica si parla infatti di debito pubblico quando ci si vuole riferire al debito maturato dallo Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri, che hanno sottoscritto un credito allo stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ, etc.). Questi titoli sono in genere destinati a coprire l’eventuale deficit pubblico – cioè la differenza tra le entrate finanziarie statali e le spese pubbliche – nel bilancio dello Stato.

Le cause del fallimento di una nazione

Chiariti questi tre concetti fondamentali, quello di fallimento o default, quello di debito pubblico e quello di deficit pubblico, è possibile ora considerare più da vicino le motivazioni e le cause che possono portare uno stato sovrano a fallire.

Il fallimento di uno stato è dunque un fenomeno sempre connesso con l’incapacità da parte di quest’ultimo di restituire il proprio debito pubblico, a sua volta legato con l’aumento del deficit pubblico. Questa situazione si verifica quando le entrate finanziarie statali, ottenute attraverso l’imposizione di tasse, tributi e imposte, non sono sufficienti a coprire le uscite pubbliche, cioè le spese statali, all’interno delle quali sono comprese anche le spese per la copertura degli interessi sul debito pubblico già maturato, che immediatamente generano, al loro volta, ulteriore deficit pubblico.

Tra deficit e debito pubblico viene in sostanza a crearsi una sorta di circolo vizioso, sulla base del quale all’aumentare del primo corrisponde l’aumentare del secondo e, contemporaneamente, un nuovo aumento del primo.

Il fallimento di uno stato sovrano, tuttavia, può verificarsi anche in una seconda situazione, ovvero quando gli interessi sui titoli e sulle obbligazioni di stato diventano così alti da risultare insostenibili per la loro copertura statale, con la conseguente mancata emissione di nuovi titoli utili a coprire il deficit. In questo fenomeno gioca una parte molto importante il cosiddetto spread, di cui da alcuni anni si sente così tanto parlare, ovvero il differenziale tra il tasso di rendimento delle obbligazioni e dei titoli di stato e quello di altri titoli presi come riferimento.

Quando dunque in una nazione si verifica una situazione di insolvenza sovrana, il governo dello stato sovrano può dichiarare, anche a livello formale, la propria incapacità di pagare, in tutto o in parte, i debiti maturati. E in seguito ad una dichiarazione ufficiale di questo genere si può verificare in automatico la riduzione o la sospensione totale dei pagamenti da parte dello stato.






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