Perché lo swap greco può decidere il futuro dell’euro

8 marzo 2012 06:260 commenti

Oggi è una delle giornate più importanti della storia della zona euro. Alle ore 21 terminerà la trattativa tra Atene e i creditori privati sullo swap da 206 miliardi di euro di bond greci detenuti da investitori istituzionali e retail. I piccoli risparmiatori possiedono in tutto 18 miliardi di euro, quelli italiani appena un miliardo. L’accordo sullo swap è fondamentale per consentire alla Grecia un’ordinata ristrutturazione del debito, la più grande della storia moderna: 357 miliardi di euro, cinque volte il default dell’Argentina di inizio anni Duemila. I mercati finanziari trattengono il respiro e sperano in un buon esito della trattativa, che si protrae ormai da settimane.

Il salvataggio della Grecia dovrebbe avvenire in due passaggi fondamentali. Innanzitutto, il taglio (haircut) del 53,5% del valore nominale dei vecchi bond greci in mano agli investitori privati, da scambiare (swap) con nuovi titoli a 30 anni con cedola al 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020 e 4,3% dopo il 2020. Poi la Grecia riceverà 130 miliardi di euro entro il 2014 (che si sommano ai 110 ottenuti nel maggio 2010), che saranno distribuiti attraverso il fondo salva-stati europeo EFSF. In questo modo Atene avrà le risorse necessarie per abbassare il rapporto debito/pil al 120,5% entro il 2020 dall’attuale 160%.


Il dilemma, però, sta proprio nell’adesione volontaria allo swap da parte degli investitori privati. Se le adesioni saranno inferiori al 75%, allora scatterebbe il default disordinato per tutti i bond sotto la legislazione internazionale. Si tratta di una quota del 14%, ma fondamentale perché c’è il rischio che possa azionarsi il “credit event” e quindi il rimborso dei contratti di credit default swap (CDS), cioè le polizze che assicurano i creditori dal rischio di fallimento dell’emittente. Un’adesione superiore al 75% non farebbe attivare i rimborsi dei CDS e darebbe la possibilità alla Grecia di subire un default ordinato.

Atene si aspetta un’adesione di almeno il 90% del totale. Infatti, sotto il 90% ma sopra il 75% Atene potrebbe far scattare o meno le cosiddette “Clausole di azione collettiva” (Cac), cioè l’adesione forzata allo swap che però farebbe entrare in funzione anche i CDS. Tuttavia, Atene ha fatto sapere che in nessun caso pagherà coloro che non avranno aderito volontariamente allo swap. A questo punto il rischio che corre la Grecia è quello di essere travolta da un default disordinato che, come ha dichiarato un paio di giorni fa l’Iif (International Institute of Finance), provocherebbe una perdita di oltre 1.000 miliardi di euro all’economia mondiale e contagerebbe velocemente il resto della periferia europea.

Se la crisi del debito sovrano europeo dovesse tornare prepotentemente alla ribalta, tutti gli sforzi compiuti negli ultimi mesi per ridare credibilità alla zona euro andrebbero persi con il rischio di una clamorosa disintegrazione dell’euro nel giro di pochi anni e l’uscita di uno o più paesi dall’unione monetaria entro quest’anno. Sarebbe una vera e propria catastrofe, non solo per l’economia europea ma anche per quella mondiale. L’euro si avvierebbe verso il tramonto e l’Europa andrebbe incontro ad una drammatica depressione di lungo periodo.






Tags:

Lascia una risposta