Pompi non chiude. Era tutta una provocazione?

13 ottobre 2014 15:280 commentiDi:

TIRAMISU

Pompi non chiuderà, era solo una provocazione. Lo storico locale romano famoso nella capitale e persino nell’interland per i suoi squisiti tiramisù non abbasserà affatto le saracinesche aperte nei lontani anni ’60 per vendere ai cinesi, così come hanno già fatto molte e storiche eccellenze gastronomiche della nostra Italia. 

Si è trattato, in realtà, di un atto di protesta. Ma procediamo con ordine riorganizzando i fatti per far comprendere meglio la situazione anche a coloro che non fossero venuti a conoscenza della prima parte di questa storia. La vicenda è iniziata nel corso dello scorso fine settimana, tra sabato e domenica, quando sulle storiche vetrine di una delle pasticcerie più famose di Roma – la sua specialità è il tiramisù – è comparso un cartello che annunciava una imminente vendita dell’esercizio commerciale a imprenditori cinesi.


Anche se si trattava del fine settimana, la notizia della chiusura di Pompi ha fatto il giro del web, scatenandosi in un tam tam che ha coinvolto simpatizzanti, clienti storici e curiosi. Ma dietro alla vendita non c’era, in verità, nessun accordo reale. Si è trattato solo di una protesta contro gli abitanti del quartiere e in parte contro l’amministrazione.

A quanto pare, infatti, i residenti di via Albalonga non sono completamente felici del posizionamento della storica pasticceria, che richiama clienti da ogni parte di Roma e non solo, congestionando inevitabilmente il traffico e rendendo l’area molto più rumorosa. Anche l’amministrazione della capitale ha però parte in questa cosa, da quando ha ulteriormente ristretto la carreggiata per evitare sistematico problema della doppia fila.

Da qui la protesta dei gestori, la famiglia Pompi, che ha anche suscitato un certo disappunto nella comunità cinese locale, che ha ritenuto offensivo il gesto. Ma Pompi ha voluto solo sollevare un problema finora rimasto inascoltato, quello di una migliore gestione della viabilità nella zona, anche a proprie spese, finora bypassato dal Comune di Roma.






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