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Prosecco, glifosato sostituito dal geranio, video shock inchiesta Iene

Continua la guerra al glifosato che viene tolto attraverso il geranio nel prosecco ma soltanto per decisioni di produttori italiani. L’allarme era stato lanciato alcuni mesi fa perchè questo pesticida Potrebbe causare il cancro e le percentuali sarebbero davvero altissime proprio perché presente in tanti cibi come dimostra un video di inchiesta delle Iene che pare sia diventato un mondiale e ha ottenuto davvero tante visualizzazioni on-line ed è stato anche riprodotto in diverse lingue al fine di sottolineare la pericolosità del glifosato.

Dopo alcuni mesi il glifosato Dunque torna al centro della polemica in seguito alla proroga che era stata messa in discussione per i diversi studi in materia e anche per i danni che poteva in qualche modo provocare alla salute. La questione è stata sollevata proprio in questi giorni perché è una parte dell’Europa pare Ne consente l’utilizzo per i prossimi cinque anni, Mentre dall’altra parte molti cittadini Hanno continuato a sottolineare gli effetti nocivi ed hanno invitato a trovare delle soluzioni alternative.

Una di queste sembra essere il geranio. Da quanto sembra dalla pianta del Geranio pare si possa produrre un erbicida naturale. Si tratterebbe più nello specifico dell’ acido pelargonico che molto probabilmente nelle prossime settimane e potrà essere imposto tra gli agricoltori trevigiani come alternativa naturale al glifosato.  Inizialmente il glifosato, era utilizzato dai viticoltori delle Colline del prosecco ed è stato bandito però da 15 comuni della DOCG  nota disciplinare del consorzio del prosecco doc. Tuttavia ci sarebbero comunque gli agricoltori che tra sanzioni e regolamenti non sono poi così sempre pronti al cambiamento e quindi mentre nel Veneto molti hanno fatto sapere di aver accolto questa novità con Grande entusiasmo e sono disposti a mettere al bando gli erbicidi e proporre Quindi al mercato dei prodotti più sani e più Green, dall’altra ci sarebbero alcuni Agricoltori di altre regioni che non vogliono in qualche modo uniformarsi.

E’ il  caso dunque del Piemonte. Il glifosato venne scoperto Nel 1950 e si tratta di un diserbante non selettivo da una molecola che va ad eliminare tutte le erbe infestanti senza alcuna distinzione ed è tra i più utilizzati al mondo sia nell’agricoltura che per La Manutenzione del verde urbano. Nel mercato è stato introdotto esattamente Nel 1974 dalla multinazionale Monsanto e il suo brevetto sembra essere scaduto nel 2001. La prima autorizzazione della Comunità Europea per il glifosato è avvenuta nel 2002 mentre prima bastava non soltanto delle norme nazionali.

Poi nel 2015 l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro pare lo abbia inserito nella lista delle sostanze probabilmente cancerogene e lo scorso dicembre L’Unione Europea ha votato a favore delle rinnovo per l’utilizzo di questo erbicida per i prossimi cinque anni.  Tuttavia nel nostro paese Rimane comunque il divieto di poter utilizzare il glifosato in tutte quelle aree che sono maggiormente frequentate dalla popolazione come ad esempio i campi sportivi, giardini e parchi.

Esposizione e conseguenze Persone, piante e animali possono essere esposte in molti modi al “glifosato” e ai prodotti commerciali che lo contengono, come il Roundup®. Agricoltori, semplici passanti e altri operatori possono essere esposti a queste sostanze durante le applicazioni. La stessa cosa succede agli habitat naturali che si trovano nelle vicinanze dei campi irrorati: vengono contaminati dal vento che trasporta l’erbicida. Le irrorazioni aeree sono utilizzate su vaste moncolture di alcune specie vegetali, con crescente rischio di esposizione accidentale alla sostanza chimica da parte delle popolazioni vicine o degli habitat naturali. Mesnage et al (2014) hanno riportato, in una loro importante pubblicazione scientifica, che le formulazioni commerciali contenenti “glifosato” sono 1.000 volte più tossiche del solo principio attivo, rivelando esserci effetti sinergici tra i componenti dell’ erbicida. Il 20 marzo 2015 lo IARC (International Agency for Research on Cancer) l’autorevole agenzia dell’OMS per la ricerca sul cancro, ha reso pubblico un documento che dichiara il glifosato “cancerogeno” e “potenziale cancerogeno per l’uomo”. Una definizione che conferma la certezza che il pesticida è cancerogeno per gli animali, quindi fortemente rischioso anche per l’uomo. Infatti in uno studio pubblicato su ‘The Lancet Oncology’ dopo tre anni di ricerche coordinate da 17 esperti in 11 paesi, rivela una forte correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgkin. In aggiunta ai già noti aumenti di ricorrenza di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa.

Inoltre già dagli anni ’80, è anche classificato come interferente endocrino, che ha rivelato negli ultimi anni una serie di gravi pericoli, non ultimo dei quali una ‘forte correlazione con l’insorgenza della celiachia’ (studi del MIT, 2013-2014).

La situazione in Italia È una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque è ampiamente confermata anche da dati internazionali, ma il suo monitoraggio in Italia è tuttora effettuato solo in Lombardia. Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato da Comuni e Provincie per la pulizia delle strade, dalle ferrovie per quella dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica, Secondo il rapporto nazionale “pesticidi nelle acque” di ISPRA le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento della soglia sono: glifosato e il suo metabolita AMPA, segnalando che in molte regioni italiane la rilevazione non viene fatta. Dall’ ARPAV(agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) ad esempio, sappiamo che nel 2007, nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55.000 kilogrammi di “Glifosato” ed 8.000 kilogrammi di “Ammonio-Glufosinato ” altro diserbante che è stato recentemente messo al bando dalla Comunità Europea perché classificato CMR (C=carcinonogenic; M=mutagenic; R = classified as Toxic for reproduction). In virtù del rischio e per il principio di precauzione sarebbe indispensabile adottare misure cautelative per la salute pubblica di sospensione del pesticida, come hanno fatto catene di supermercati in Svizzera e Germania o alcune autorità pubbliche in diverse parti del mondo. A livello europeo, invece, è stato deciso di non adottare alcuna misura precauzionale, perché l’autorizzazione del glifosato scadrà il 31 dicembre e la procedura per l’eventuale rinnovo terrà in considerazione gli elementi scientifici rilevanti a disposizione. Lo ha comunicato il Commissario alla salute, Vytenis Andriukaitis, a Greenpeace, come riferisce l’agenzia Reuters. L’ennesima decisione “salomonica” che in nome del profitto di pochi mette a repentaglio la salute dei cittadini. In Italia, come detto uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida, il Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, include il glifosato; di conseguenza, tutti i Piani regionali per lo Sviluppo Rurale finanziando nella misura 10 l’agricoltura integrata e conservativa, ne premieranno l’uso. In assenza di un intervento si creerà il paradosso che il PAN per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, promuoverà l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno.

Gli impatti del glifosato sul sistema suolo-piante Dopo l’irrorazione, il glifosato penetra nel suolo attraverso l’apparato radicale delle piante trattate e tramite i resti della vegetazione morta. È importante sottolineare che il glifosato colpisce la rizosfera, quella parte del suolo che circonda le radici ed è essenziale per la salute e l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante.

Ricercatori indipendenti stanno pubblicando studi che dimostrano l’impatto del glifosato su funzioni chiave della rizosfera. Tali effetti includono: o -Ridotto assorbimento di micronutrienti essenziali da parte delle colture; o -Riduzione della fissazione dell’azoto, che causa resa inferiore dei raccolti; o -Maggiore vulnerabilità nei confronti delle malattie. Questi cambiamenti possono avere impatti diretti sulla salute e le performance delle colture. Alcuni patogeni delle piante – come il “mal del piede dei cereali” (Gaeumannomyces graminis), i funghi parassiti del “damping off” dei semenziali o del marciume radicale, e la sindrome della morte improvvisa nella soia – sono agevolate dalle modifiche indotte dal glifosato nella biologia e nella chimica del suolo. Questi impatti sono fonte di preoccupazione per agricoltori e società civile e vanno verificati con urgenza.

Un rapporto ONU del gennaio 2017 afferma che l’esposizione cronica ai pesticidi è pericolosa per gli effetti sulla salute che ne risultano: agiscono come interferenti endocrini, sono correlati al manifestarsi di cancro, Alzheimer, Parkinson, disturbi ormonali, problemi della crescita e dell’apprendimento, sterilità maschile e femminile, genotossicità, cui si aggiungono disturbi neurologici, come perdita della memoria. Per quanto riguarda la valutazione tossicologica delle diverse Agenzie che si occupano di pesticidi è da sottolineare la mancanza di un limite miscela sia per l’ambiente che per gli alimenti. Mentre per i luoghi di lavoro si utilizza da sempre un TLV (Threshold Limit Value) miscela in caso di presenza di più sostanze inquinanti, per gli inquinanti ambientali ogni sostanza viene considerata da sola, senza porsi il problema del carico che la miscela esercita complessivamente sull’ambiente o sulla persona. Il Dossier riserva una grande parte al GLIFOSATO Il glifosato è una minaccia reale o una paura remota? La domanda è quanto mai attuale dopo la classificazione dell’erbicida più utilizzato al mondo come probabile cancerogeno da parte della IARC e l’assoluzione dell’ECHA, l’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche. Per la assoluzione da parte di ECHA pesa con ogni probabilità la composizione del Comitato per la Valutazione dei Rischi -RAC- che elabora i pareri sugli effetti che le sostanze chimiche hanno per la salute umana e l’ambiente, essendo composto per il 71% da rappresentanti delle Associazioni Industriali e quindi con possibili conflitti di interesse.

Nel caso del Glifosato, ad esempio, sostanza base dell’erbicida Roundup, l’EFSA dichiara nell’ottobre 2015 che “rispetto al glifosato, in tutti i punti finali esaminati sono stati osservati effetti tossici significativi del suo coformulante l’ammina di sego polietossilata”. Talmente tossico che nell’agosto 2016 è stata disposta la revoca dell’autorizzazione alla commercializzazione e all’impiego dei prodotti contenenti tale coformulante. Nel 2016 l’istituto per l’ambiente di Monaco ha condotto un’indagine sulla presenza di glifosato nella birra e in ben 14 marche tra le più diffuse sono state rilevate tracce della sostanza attiva, con livelli che oscillano tra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro.

Negli U.S.A. nel 2015 la Boston University e Abraxis LLC hanno trovato tracce di glifosato nel 62% del miele convenzionale e nel 45% del miele biologico analizzati. In Argentina il pesticida è stato trovato anche nell’85% delle garze sterili e dei tampax; risultato analogo su prodotti per l’igiene personale è stato rilevato in Francia dalle analisi della rivista di consumatori 60 Millions de Consommateurs, costringendo al ritiro del lotto di 3.100 salvaslip di Organyc (dell’azienda Corman) . Nell’aprile 2017 l’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti ha pubblicato i dati 2016 sulla contaminazione da glifosato nei cibi. Tracce del pesticida sono state rinvenute in frutta e vegetali freschi (7,3%) e nei prodotti trasformati (12,1%). Ad allarmare è la presenza di glifosato nel 36,6% dei campioni di grano analizzati, di cui il 3,9% oltre i limiti canadesi delle 5 ppm . Nell’agosto 2016 il Ministero della Salute ha recepito il Regolamento 2016/1313 del 1° agosto 2016 dell’Unione Europea emanando il Decreto che revoca le autorizzazioni all’uso di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato: • nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili; • per l’impiego in pre raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura; • in caso di impiego extra agricolo, sui suoli contenenti più dell’80% di sabbia, nonché in aree vulnerabili e zone di rispetto. A fine agosto è stata poi revocata l’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato e il coformulante ammina di sego polietossilata. È stato tuttavia ammesso un periodo di tolleranza per permettere la vendita delle giacenze.

Va ricordato che l’adozione del PAN con decreto 22 gennaio 2014 già prevedeva che: “Ai fini della tutela della salute e della sicurezza pubblica è necessario ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi connessi al loro utilizzo nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili, ricorrendo a mezzi alternativi (meccanici, fisici, biologici)”- “ i trattamenti diserbanti sono vietati e sostituiti con metodi alternativi nelle zone frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili” Un capitolo viene riservato al GLUFOSINATO, è un erbicida attualmente utilizzato in 82 stati commercializzato sotto vari marchi come “Liberty” e “Basta”, prodotto dalla multinazionale tedesca Bayer Crop Science. Nel 2005 l’EFSA aveva dichiarato che il glufosinato presenta: • un elevato rischio per i mammiferi • un possibile pericolo per i feti • un potenziale rischio di ridurre la fertilità. In Italia la sospensione cautelativa dell’autorizzazione di impiego del prodotto fitosanitario Basta 200, a base di glufosinate ammonio, è stata revocata nell’aprile 2012 introducendo nuovamente il prodotto sul mercato, con un permesso valido fino al 30 settembre 2017.

Un capitolo viene riservato al “PESO DELLE MONOCOLTURE”, sempre più diffusa nel tipo di agricoltura industriale moderna: usano di norma grandi quantità di fertilizzanti e pesticidi, utilizzano spesso sementi modificate e resistenti ai diserbanti, sono fra le principali cause della progressiva perdita di biodiversità a livello globale, manifestando una scarsa resilienza e, anzi, enorme vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Per molte comunità indigene comportano la perdita della sicurezza alimentare imponendo una dieta sempre più standardizzata a discapito della biodiversità e della tipicità delle diete locali UNA I.C.E. EUROPEA PER BANDIRE IL GLIFOSATO L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è uno strumento di democrazia dal basso relativamente recente (i relativi regolamenti sono stai approvati nel 2011). L’iniziativa consente di formulare un invito formale alla Commissione Europea, affinché questa proponga un atto legislativo in una delle materie di competenza dell’UE. Affinché la richiesta sia valida deve essere firmata da almeno un milione di cittadini dell’Unione europea con soglie minime raggiunte in almeno sette Stati membri. Non è uno strumento “vincolante”, ma la Commissione Europea è obbligata a rispondere e quindi a dare risalto anche politico all’argomento che i cittadini intendono porre. È uno strumento la cui forza è proporzionale al coinvolgimento e alla capacità di mobilitazione che lo accompagnano. In questo momento è in corso in UE l’ICE “fermiamo il glifosato”, per chiedere alla commissione di vietare il glifosato, di riformare il processo di approvazione dei pesticidi UE e di impostare obiettivi vincolanti per ridurre l’uso dei pesticidi in Europa. Ad oggi il milione di firme previsto è stato raggiunto.

Cosa succede in ITALIA Il 23 novembre 2016 la Giunta della Regione Calabria ha approvato la delibera 461/2016, contenente l’aggiornamento dei Disciplinari di produzione integrata delle infestanti e pratiche agronomiche. In questo modo la Calabria è diventata la prima Regione italiana a escludere le aziende agricole che utilizzano il glifosato dai finanziamenti del Piano di Sviluppo Rurale (PSR). Nel marzo 2017 il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità una mozione che impegna la Giunta a rimuovere il glifosato da tutti i disciplinari di produzione e a escludere immediatamente dai premi del PSR le aziende che ne fanno uso. La mozione impegna la Giunta regionale anche a sostenere sul territorio approcci agro-ecologici per migliorare la fertilità dei suoli e a intervenire presso il governo per l’applicazione del principio di precauzione a livello nazionale ed europeo, vietando definitivamente la produzione e l’uso di tutti i prodotti fitosanitari che contengano il glifosato come principio attivo. Nel 2010, successivamente alle analisi effettuate da un comitato di cittadini, è risultato che i bambini della Val di Non presentavano valori nelle urine da metaboliti di pesticidi più elevati degli adulti e che gli stessi valori della sostanza attiva Clorpirifos etile (un insetticida organofosforico) erano 4 volte maggiori rispetto a quelli di riferimento della popolazione media. Diverse giunte comunali della provincia di Belluno, hanno approvato un nuovo regolamento di Polizia Agraria che prevede di utilizzare nei trattamenti solo prodotti alternativi a quelli classificati H 300 tossici per l’uomo.

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