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Salvini: «Se erediti casa, peggio per te»

Matteo Salvini apre un nuovo fronte, e chissà quanto farà piacere ai suoi colleghi di governo Luigi Di Maio e Giovanni Tria, visto che è di tasse sugli immobili che si parla: argomento che non rientra nelle deleghe del ministro dell’Interno e del quale non vi è traccia nel «contratto» siglato da Lega e Cinque Stelle, a parte il vaghissimo passaggio in cui si esprime «contrarietà a misure di tassazione di tipo patrimoniale».

Il segretario del Carroccio ha parlato l’altra sera a Operano, nel veronese. «Ormai», ha spiegato, «neanche l’appartamento vale più. Anzi, se fino quando erano in vita i nostri nonni ereditare la loro casa era qualcosa di bellissimo e straordinario, adesso, a volte, se erediti il casale in campagna dei nonni, è il massimo della sfiga. Sei rovinato». Le ragioni sono quelle che tantissimi italiani hanno sperimentato sui propri portafogli: «Non vale niente, non lo vendi a nessuno e ci paghi diecimila euro di Imu e di tasse. Siamo all’assurdo per cui ti conviene svendere i frutti del lavoro di una vita per non morirci di tasse».

C’è chi fa peggio che svendere, in realtà. Lo scorso anno il numero di quelle che il catasto chiama «unità colla- benti», vale a dire gli immobili ridotti allo stato di rudere, è cresciuto del 9,8% rispetto al 2016. Sono proprietà che non fruttano nulla allo Stato, perché rientrano nella categoria F2, sottratta ai pagamenti delle imposte comunali. Proprio questa, infatti, è la ragione per cui sono lasciate andare in rovina.

Si tratta di immobili, spiega Confedilizia, storica associazione dei proprietari di casa, «appartenenti per lo più a persone fisiche, i cui titolari non sono in grado di far fronte alle spese di mantenimento e all’abnorme tassazione patrimoniale Imu-Tasi, e che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, a causa di atti concreti dei proprietari, che mirano così a liberarsi almeno degli oneri che comportano». Il dato diventa impressionante, infatti, se si confronta il periodo attuale con quello pre-Imu:rispetto al 2011, gli immobili degradati ufficialmente a rudere sono quasi raddoppiati, essendo passati da 278.121 a 520.591.

Un vero e proprio «suicidio economico» indotto dal fisco, insomma. Che talvolta può assumere la forma, ancora più estrema, della rinuncia alla proprietà, fenomeno emergente che nessuno ha ancora quantificato : il contribuente impossibilitato a pagare le imposte e i costi della ristrutturazione lascia l’immobile allo Stato. Scelta incomprensibile solo in apparenza, vista la spremitura avviata a partire dal 2012:il gettito dell’Ici era pari a circa 9 miliardi, mentre Imu e Tasi ne valgono oltre venti, che con l’aggiunta della Tasi, la tassa sui rifiuti, sfondano quota trenta miliardi.

Normale, quindi, che le associazioni dei proprietari, deluse dal contenuto del contratto di governo, sperino adesso in un intervento decisivo di Salvini. «Il fatto che un vicepremier denunci il disastro provocato al settore immobiliare da una tassazione patrimoniale spropositata è una notizia», commenta Giorgio Spaziani esta, presidente di Confedilizia, ricordando che Imu e Tasi, da quando sono state introdotte, sono costate agli italiani oltre 150 miliardi di euro. «La notizia successiva che ci aspettiamo», avverte Spaziani Testa, «è quella del varo, da parte del governo, di misure che inizino a porre rimedio agli errori compiuti. Per il bene dell’intera economia». L’Italia è infatti l’unico grande Paese europeo in cui il mercato immobiliare continua a essere in crisi, con ricaschi negativi per gli altri settori.

Salvini e i suoi promettono di non limitarsi alle parole. Il primo passo della Lega, fanno sapere, sarà inserire in un provvedimento l’introduzione della cedolare secca sugli immobili commerciali. L’idea è favorire i piccoli negozi, ritenuti anche presidio di controllo del territorio, affinché possano essere recuperati i centri urbani delle città. È chiaro pure a loro, comunque, che per ridare ossigeno e dignità ai possessori di immobili lo Stato dovrà fare molto di più.