Tassa capitali scudati è un rischio

12 dicembre 2011 14:070 commenti

Il Governo sta lavorando duramente per apportare  “aggiustamenti” alla manovra economica che ha raggiunto ormai i 33 miliardi.

Questo soprattutto per rispondere agli oltre 200 emendamenti presentati in Commissione  Bilancio della Camera. Il nodo cruciale è rappresentato, in particolare, dal blocco, per due anni, delle indicizzazioni delle pensioni superiori a due volte il minimo (dai 946 euro), che i sindacati vogliono estendere ai 1400 euro. Lo stesso ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha tuttavia rappresentato il suo impegno nel riuscire ad apportare alcuni “ritocchi”.

Ma i conti non tornano, il problema sostanziale è riuscire a recuperare i circa 5 miliardi di euro all’anno che servono a garantire la copertura necessaria anche ad indicizzare le pensioni fino a 1400 euro.


L’unica fonte al momento possibile per reperire tali risorse,  sarebbe un’ulteriore tassa ai capitali “scudati”.  Questo nell’ottica di quella equità invocata da tutti, ma ancora non manifestata dall’esecutivo.

Si tratterebbe in sostanza di far pagare un supplemento alla “una tantum” già pagata sui capitali rientrati in Italia attraverso  il cosiddetto “scudo fiscale”, del 5%. Ed è proprio questo l’argomento affrontato dal governo.

Soluzione questa che troverebbe grande consenso a livello di opinione pubblica.

Una via per aumentare l’introito legato a questi capitali  potrebbe essere  quella che coinvolge l’anonimato, in pratica il governo potrebbe garantire l’anonimato dei soggetti coinvolti, a patto che accettino un aumento dell’aliquota di prelievo. Anche se in queste ore prende piede un’altra ipotesi secondo la quale si potrebbe s per un ammontare del valore dei capitali scudati






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