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Tria: già al lavoro sulla flat tax L’obiettivo è cancellare l’Irap

Tiepido – per non dire freddino – nei confronti del reddito di cittadinanza, Giovanni Tria si scalda quando parla della fiat tax, la «tassa piatta» che, almeno nelle sue intenzioni, proprio così piatta non è. La «flat tax» progressiva, capace cioè di difendere i ceti bassi e medi, pare un ossimoro, ma per il ministro dell’Economia è realizzabile. Tutto dipende da come si scrive il provvedimento: se fatto come ha in mente lui, il risultato finale può garantire addirittura una progressività maggiore di quella odierna.

In Senato, dinanzi alla commissione Finanze, il professore ha così ribattuto alle critiche piovute sul provvedimento che era nel programma elettorale del centrodestra ed è stato travasato dalla Lega nel «contratto» sottoscritto con i Cinque Stelle. È la Costituzione, infatti, a imporre che il fisco italiano abbia tale caratteristica (articolo 53: «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività»). Una riforma che non adempiesse a quest’obbligo potrebbe, dunque, essere bocciata dalla Consulta. Rischio che per Tria non esiste: la nuova tassazione sarà «in armonia con i principi costituzionali di progressività che l’attuale sistema Irpef fa fatica a garantire».

La sua filosofia non pare discostarsi molto da quella dei governi Berlusconi (Tria, del resto, è stato collaboratore di Brunetta). L’obiettivo, spiega, è «ripristinare condizioni di stabilità e certezza per attrarre gli investimenti esteri e sostenere i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese», e lo si può raggiungere riducendo la tassazione e semplificando gli adempimenti. La stessa lotta all’evasione, ha avvertito, «non può venire da un aumento degli oneri amministrativi per i contribuenti», che il ministro ritiene già «molto elevati» e tali da
«favorire le attività sommerse e le organizzazioni produttive informali», ossia la fatturazione in nero.

Il problema, va da sé, sarà realizzare tutto questo senza far saltare i conti, mentre le stime di crescita economica vengono riviste al ribasso. L’impegno del ministro nei confronti degli investitori, che guardano preoccupati le mosse del governo, è che ogni novità sarà adottata «compatibilmente con gli spazi finanziari». Una squadra di tecnici del Tesoro si è già messa al lavoro per studiare le caratteristiche che dovrà avere la flat tax al fine di garantire il gettito previsto e la progressività. Anche se Mara Carfagna, di
Forza Italia, ritiene l’istituzione di questa task force «un modo per rimandare a data da destinarsi i provvedimenti annunciati».

Un antipasto del nuovo regime potrebbe essere servito già entro agosto alle sole partite Iva, ha spiegato il viceministro Massimo Gara- vaglia, leghista. Il regime forfettario al 15%, oggi riservato ai professionisti con un giro di affari sino a 30.000 euro e alle piccole e medie imprese entro i 50.000 euro, dovrebbe essere esteso a soglie di fatturato più alte (l’idea della Lega è arrivare a
100.000 euro). L’intervento potrebbe giungere insieme a un drastico abbattimento di obblighi quali studi di settore e spesometro.
In prospettiva, tra le vittime della riforma fiscale ci sarà l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. «Non ha mai goduto del mio favore dal punto di vista della sua logica economica», ha ammesso Tria. In arrivo c’è anche una cosa che il successore di Pier Carlo Padoan non chiama condono, bensì «fisco amico che favorisca l’estinzione di debiti»: comunque una sorta di riappacificazione con l’erario, attesa da tanti contribuenti.