Un italiano su 4 ha difficoltà economiche

22 maggio 2013 17:370 commenti

CRISI POVERTA' DISOCCUPAZIONE

Cresce a vista d’occhio la recessione in Italia. Attualmente 14 milioni e 928 mila italiani versano in condizione di deprivazione o di disagio economico.

I numeri diffusi oggi dall’Istat riguardano il 24,8% della popolazione e la maggioranza si trova al Meridione.

Si tratta di dati che si riferiscono al 2012. L’Istat sottolinea inoltre che un condizioni di grave disagio versano 8,6 milioni di persone, il 14,3% della popolazione; cifre raddoppiate in confronto a quelle del 2010, quando a ‘soffrire’ era il 6,9% della popolazione.

E il futuro? Le cose miglioreranno difficilmente.

Anzi, soltanto il 24,6% degli italiani crede che la propria situazione personale migliorerà nei prossimi cinque anni. Il 23,5% è pessimista e pensa ad un peggioramento, mentre il 23,3% dichiara uno stato di dubbio e incertezza.

Nel contempo, il 28,5% ritiene che la situazione resterà uguale. E nonostante siano particolarmente colpiti dalla crisi, i giovani che hanno massimo 34 anni si mostrano più ottimisti degli altri: il 45% pensa che la propria situazione migliorerà, come rivela ancora l’Istat nel Rapporto annuale 2013.


Nell’ultimo trimestre del 2012, come dichiara l’Istat, gli indicatori di deprivazione materiale e disagio economico delle famiglie hanno fatto registrare ancora un “peggioramento” successivo a quello del 2011.

Gli individui in famiglie gravemente deprivate (ovvero in famiglie che presentano quattro o più segnali di deprivazione su un elenco di nove) rappresentano nel 2012 il 14,3 per cento del totale in crescita rispetto all’11,2 per cento dell’anno precedente.

Le persone che vivono in famiglie deprivate (quelle con tre o più sintomi di disagio economico) raggiungono un quarto del totale (24,8 per cento), rispetto al 16 per cento del 2010.

In particolare, continua a salire in modo consistente la quota di individui che dichiara di non potersi permettere un pasto adeguato (cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni (16,6%), quota triplicata in due anni. Questo dato è confermato dalla riduzione in termini di quantità e/o qualità del consumo di carne o pesce da parte delle famiglie (rispettivamente dal 48,3% del 2011 al 57% del 2012 per la carne e dal 50,1 al 58,2% per il pesce).

 






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