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Egitto. Morti durante scontri contro Mubarak

Due manifestanti sono rimasti uccisi durante gli scontri con la polizia a Suez ed un poliziotto è morto al Cairo, durante i disordini che si stanno verificando in Egitto da tre giorni, dove 15mila persone protestano contro il presidente Hosni Mubarak. 

Gli scontri sono stati segnati da sanguinose proteste e gli Stati Uniti si appellano affinché si ascoltino le aspirazioni popolari. 

Le forze dell’ordine,  dai 20 ai 30mila poliziotti,  sono intervenute nella notte tra martedì e mercoledì con lacrimogeni,  per disperdere migliaia di manifestanti presenti sulla  grande piazza di Tahrir, nel centro della capitale, dove sorgono molti palazzi governativi. 

Diversi cortei hanno avuto luogo anche nelle  province di Alessandria, Assuan, nel delta del Nilo e nella penisola del Sinai. 

I dimostranti, fra i quali numerosi giovani,  sottolineano slogan a favore di riforme sociali e politiche, prendendo l’esempio della Tunisia: “La Tunisia è la soluzione” o “dopo Ben Ali, chi arriverà?”, direttamente ispirati dagli eventi tunisini che hanno portato alla caduta del presidente dopo 23 anni di governo. I cortei urlano “Moubarak via” contro il presidente egiziano che è in carica da circa 29 anni. Queste manifestazioni antigovernative sono molto più importanti delle sommosse del 1977, provocate dall’aumento del prezzo del pane, secondo alcuni esperti. 

La Casa Bianca asserisce che “il governo egiziano ha un’occasione importante per essere sensibile alle aspirazioni del popolo egiziano e portare avanti riforme politiche, economiche e sociali che possono migliorare la vita e aumentare la prosperità dell’Egitto”. Washington richiama tutte le parti ad astenersi da qualsiasi violenza e si attende che il governo egiziano risponda in modo pacifico alle manifestazioni. 

“Giorno di sommossa contro la corruzione e la disoccupazione” 

I dimostranti gridano all’appello per la democrazia “giorno di sommossa contro la tortura, la povertà, la corruzione e la disoccupazione”. Questo giorno coincide con “il giorno della polizia”, una ricorrenza per rendere omaggio alle forze dell’ordine. L’iniziativa è stata fortemente trasmessa, soprattutto tra i giovani,  attraverso le reti sociali. Su Facebook, più di 90.000 persone si sono così dichiarate, pronte a manifestare. Tutto ciò ha, ovviamente, ricevuto il sostegno dell’oppositore Mohamed ElBaradei, anziano responsabile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA). 

Musulmani e Wafd, primo partito dell’opposizione laica, non si sono ufficialmente associati a questo movimento, pur segnalando che i loro giovani militanti potrebbero prendere parte ai cortei. 

Habib al-Adli, ministro dell’Interno, ha garantito che i disordini non avranno di certo un impatto, qualificando gli organizzatori delle manifestazioni “incoscienti” ed ha aggiunto “le forze dell’ordine sono capaci di fare fronte a qualsiasi minaccia contro la sicurezza della popolazione. Non prenderemo alla leggera alcun danno ai beni né alle infrazioni di legge”. 

Con più di 80 milioni di abitanti, l’Egitto è il paese più popolato del mondo arabo. Oltre il 40% della  popolazione vive al di sotto di un limite di povertà di due dollari al giorno. Dopo i disordini avvenuti in Tunisia, il potere egiziano aveva dichiarato che il Paese non presentava rischi di contagio. Tuttavia, le autorità avevano fatto credere che si stavano adottando misure per evitare aumenti di prezzi o penuria di prodotti base, per non peggiorare il clima sociale.

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