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Giappone. Kamikaze del nucleare sacrificano la loro vita per la popolazione

Sarebbero una cinquantina gli eroi, che in in condizioni disperate, stanno tentando tutto nella centrale nucleare di Fukushima, per riuscire ad evitare la fusione del nucleo dei reattori.

Sono degli eroi. Stanno mettendo in gioco la loro vita per salvare la popolazione giapponese.

Mentre il mondo intero sta paragonando la più grande catastrofe nucleare con quella di Chernobil del 1986, i lavoratori dipendenti della centrale di Fukushima, 250 km a nord-est di Tokio, circa una cinquantina, stanno lottando contro le fughe radioattive.

In un periodo normale, sono 800 i lavoratori che prestano servizio presso la centrale. Ma la maggior parte di loro, oggi, è stata evacuata. Ora è sopraggiunta anche la neve ad ostacolare i soccorsi.

Il loro obiettivo è quello di evitare a tutti i costi la fusione del nucleo dei reattori,  vale a dire, fughe notevoli di radiazioni importanti e pericolose per la gente che vive sul territorio.

Abbigliati, di tutto punto, con indumenti protettivi, questi uomini si stanno volontariamente sacrificando, hanno il  compito di iniettare acqua di mare nel reattore per raffreddare il nucleo. Martedì, il presisente dell’agenzia di sicurezza nucleare francese ha reso loro omaggio.

Questo personale “è esposto a condizioni pazze, spaventose”, ha dichiarato,  a Chernobyl decine di persone come loro, morirono dopo pochi mesi dall’intervento tecnico. I più irradiati furono coloro che erano intervenuti i primi giorni e che avevano sorvolato in elicottero il reattore in fiamme.

A Fukushima la situazione è molto preoccupante. La radioattività ha raggiunto livelli estremamente elevati.

I dipendenti di Tepco, il gigante dell’elettricità che sfrutta la centrale, hanno dovuto effettuare turni di lavoro nella sala di controllo per limitare l’esposizione alla radioattività. Tepco, tra l’altro, ha annunciato, ieri, che quindici dei suoi  “kamikaze” del nucleare erano stati feriti. “Le quantità di radiazioni, possono anche rimettere in discussione il fatto di mantenere i lavoratori sul posto, ha spiegato Agnès Buzyn, il presidente dell’istituto di sicurezza nucleare francese.