Grecia referendum retrocede

4 novembre 2011 10:030 commenti

In Grecia, l’idea del referendum retrocede, mentre quella di un nuovo gruppo politico avanza. 

L’inversione dell’opposizione conservatrice sta preparando la sepoltura del referendum sul piano di aiuti  europeo. 

La minaccia di Parigi e Berlino di non versare la nuova tranche di aiuti, prevista in 8 miliardi di euro, ha accelerato il ricongiungimento delle posizioni politiche in Grecia. 

L’inversione, ieri, della Nuova Democrazia, la principale forza di opposizione parlamentare greca, rovescia la scacchiera politica di un paese sul bordo del precipizio. La minaccia brandita da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy di non versare la sesta tranche di 8 miliardi di euro dei finanziamenti internazionali decisi nello scorso mese di maggio, ha accelerato l’ordine del giorno politico interno. 

Antonis Samaras, il leader dell’opposizione, ha abbandonato la sua richiesta di elezioni anticipate e ha proposto la costituzione di un governo tecnico. Il suo obiettivo sarebbe solo la difesa del piano di salvataggio europeo del 27 ottobre e la programmazione del voto anticipato, la cui data rimane da definire. Tuttavia, anche ieri sera, Samaras, esigeva le dimissioni di Georges Papandreou. 

La Nuova Democrazia è chiaramente d’accordo con gli obiettivi di consolidamento di bilancio del piano, ma richiede di riaprire una discussione sul calendario, su alcune misure adottate dal governo e sull’aspetto dedicato al sostegno della crescita. Sostenuta dagli ambienti bancari e d’impresa, la proposta della formazione di un esecutivo “tecnico„ eviterebbe il referendum su questo tema, il cui esito sarebbe un probabile rifiuto massiccio da parte degli elettori e la conseguente uscita di Papandreou, sempre più screditato nel suo paese. 

“Il popolo vuole che la Grecia resti nell’euro, ma non vuole un piano troppo rigoroso nei suoi confronti”.  

La proposta dell’opposizione di un governo tecnico potrebbe essere accolta dalla popolazione sempre più critica riguardo alla classe dirigente del paese. Ad Atene, tra l’altro, pare che anche il numero due del governo stesso, Evangelos Venizelos, ministro dell’Economia greca, non è favorevole al referendum sul piano. In un comunicato diffuso ieri, ha sottolineato che “la posizione della Grecia nella zona euro è una conquista storica che non può essere messa in dubbio.„ 

Venizelos richiama, inoltre, l’opposizione a prendersi le proprie responsabilità e ad operare all’unanimità attraverso un riavvicinamento di posizioni. 

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Ultimo aggiornamento 04 novembre 2011 ore 11,04

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