Guantanamo wikileaks mostra come è stato incastrato Obama

Prove aleatorie, denunce dei prigionieri, mistificazioni  negli interrogatori: le rivelazioni di Wikileaks su Guantanamo determinano maggiormente le ragioni giuridiche che hanno forzato Barack Obama a fare marcia indietro sulla chiusura di questo carcere. 

Le cartelle personali di ciascuno dei 779 prigionieri detenuti nel carcere militare americano a Cuba, offrono una visione abbastanza completa di ciò che la nuova amministrazione ha trovato nel momento del suo insediamento, all’inizio dell’anno 2009: 

“il peggio del peggio dei terroristi” come li proclamava il  governo Bush, facendoli rinchiudere a Guantanamo, molto spesso, erano soltanto pesci più piccoli o addirittura perfetti innocenti. 

Per l’Aclu, un’organizzazione orientata a difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti, questi infiniti errori sono “il frutto del peccato originale che ha visto uno Stato di diritto frantumarsi, spingendosi fino al punto di volere aprire Guantanamo”, nel 2002. 

Se circa una decina di prigionieri sono suscettibili di dover sostenere processi per accuse di terrorismo o considerati come prigionieri di guerra e detenuti senza processo, la maggior parte erano “poco più che adolescenti, vecchi senza denti o stranieri catturati in Afganistan, solo per il fatto di indossare un orologio  Casio, simile a quello utilizzato durante gli addestramenti in un campo di al Qaida”, ricorda Morris Davis, ex procuratore dei tribunali di Guantanamo, che  sbattè la porta in faccia alla rivista Foreign Policy, nel 2008. 

Oltre agli errori che hanno determinato la prigionia per lunghi anni di perfetti innocenti o alla liberazione di uomini che si sono poi rivelati dei veri terroristi, gli esperti ritengono che un certo “dilettantismo” negli interrogatori, sia stata la causa che abbia soffocato ogni speranza nella giustizia. “Questi documenti mostrano il carattere mistificatorio degli interrogatori verso i prigionieri”, precisa Eugene Fidell, specialista di giustizia militare. 

Quando si incontravano notevoli difficoltà nel basarsi su  prove materiali concrete, contro questi uomini arrestati a caso nella loro piccola realtà in Afganistan e in Pakista, dopo gli attentati dell’11-Settembre, gli americani si rimettevano solo a ciò che veniva loro confessato dai sospettati. Per ottenere le loro informazioni, i prigionieri venivano maltrattati e le loro dichiarazioni sono, quindi, oggi,  inammissibili dinanzi ad un tribunale. 

“L’altro problema è che pochi sono stati realmente catturati sul campo di battaglia in questa “guerra contro il terrorismo”, aggiunge David Glazier, professore alla Loyola School of law. “Quindi, se si vogliono trattare come prigionieri di guerra e detenerli senza alcun processo, come ha fatto l’amministrazione Bush, occorrerà fornire elementi probatori che determinano il loro arresto”. 

Oggi che il governo Obama ha ereditato questa situazione “è troppo tardi e il gioco è fatto” giudica  Fidell. “Lui fa ciò che può, riesamina al dettaglio ogni contesto”, osserva, “Tuttavia, non può inventarsi prove materiali dove non ce ne sono né tantomeno presentare ad un tribunale confessioni dei prigionieri raccolte sotto le torture”. 

Non riuscendo a trovare una soluzione ideale, l’amministrazione Obama prevede di tenere rinchiusi, senza processo, una cinquantina dei 172 detenuti a Guantanamo, nonostante le proteste della sinistra. 

Gli americani devono rendersi conto, dichiara Benjamin Wittes della Brookings Institution, che “A Guantanamo si trovano persone detenute che non dovrebbero esserlo e andremo a liberare gente che  dovremmo mantenere in custudia cautelare in carcere”. 

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