In Australia spiagge chiuse e caccia allo squalo

16 luglio 2012 16:030 commenti

Ormai in Australia è scattata la psicosi: spiagge chiuse e caccia allo squalo.

Sabato scorso un surfista di 20 anni è stato attaccato e dilaniato da uno squalo bianco: una scena raccapricciante secondo i testimoni che hanno riferito di aver visto il tronco della vittima fra i denti dello squalo.

Ora è caccia allo squalo e le spiagge sono state chiuse per le ricerche. Tra l’altro il governo australiano si trova di fronte a un dilemma: lo squalo bianco è una specie protetta, ma il Ministro della Pesca Norman Moore ha informato di voler procedere a un censimento degli animali e valutarne eventualmente la revoca del divieto di ucciderli.

La specie degli squali bianchi ha subìto nell’arco di pochi anni un rapido declino per la perdita del loro habitat, per la pesca e per il mercato illegale delle pinne. Una pratica barbara quest’ultima che consiste nel tagliare le pinne agli squali e rigettarli in mare lasciandoli morire di fame dato che non potranno più muoversi. Tra l’altro gli squali sono molto longevi e si riproducono poco per cui rischiano di estinguersi facilmente.

Secondo gli esperti gli squali generalmente attaccano l’uomo circa 15 volte l’anno (fra questi c’è un attacco fatale), ma gli attacchi sono vertiginosamente aumentati di numero con l’incremento di popolarità degli sport d’acqua: in Australia poi ci sono 165 specie di squali, di cui alcune molto pericolose per l’uomo.

C’è anche da dire che gli squali rappresentano un’indicibile attrazione: il cosiddetto “shark-cage”, una pratica consistente nel gettare carne in mare per attirare gli squali, poi calarsi in gabbie e osservare da vicino questi animali. Dopo quanto accaduto sabato scorso il governo ha vietato ai tour operator di praticare questa attività.

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