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Incendio devasta il museo di Rio. Il Presidente: “200 anni di lavoro andati perduti”

“Questo è un giorno triste per tutti i brasiliani. Duecento anni di lavoro, ricerca e conoscenza sono andati perduti”. Il Presidente del Brasile, Michel Temer, è affranto nel commentare la notizia dell’enorme incendio che ha devastato domenica il Museo Nazionale di Rio de Janeiro, uno dei più antichi del Paese sudamericano. Il rogo non ha causato vittime. L’incidente, di cui non è ancora stata spiegata la dinamica, si è sviluppato intorno alle 19.30 ora locale (22.30 GMT), mentre il museo era chiuso al pubblico. Alle 5 del mattino i vigili del fuoco erano ancora al lavoro per domare il rogo. Amarissime le parole dell’ex direttore del Museo Nazionale di Rio de Janeiro, Josè Perez Pombal, che sul posto ha dichiarato che “non resterà nulla”. “Non ci sarà più niente, le fiamme sono così alte e il fuoco è ovunque, il palazzo brucerà tutto e anche le collezioni, le mummie, tutto”, ha affermato. “È finita, non so se l’istituzione continuerà ad esistere dopo“, ha aggiunto. Il vice direttore dell’istituto, Luis Fernando Duarte, ha accusato lo Stato di “mancanza di sostegno” che ha portato alla “tragica situazione”. Anche il ministro della Cultura, Sèrgio Sà Leitao, ha dichiarato che è un giorno di lutto e che la situazione è deplorevole, ma ha osservato anche che è una conseguenza di “anni di negligenza”.

Nelle sale del Museo anche il cranio di Luzia

Fondato circa 200 anni fa dal re Giovanni VI e inaugurato nel 1818, il museo ospita reperti provenienti dall’Egitto, opere di arte greco-romana e alcuni dei primi fossili trovati in Brasile. Il sito web del Museo Nazionale evidenzia le opere presenti nell’edificio: una collezione egizia, un’altra di arte e manufatti greco-romani, raccolte di paleontologia tra cui uno scheletro di un dinosauro trovato nella regione di Minas Gerais e come il più antico fossile umano risalente a 12.000 anni fa scoperto in Brasile, noto come “Luzia“. Rinvenuti nel 1974 a Lagoa Santa, nello Stato di Minas Gerais, i resti ossei appartengono ad una donna morta all’età di 20-25 anni, e che fu una delle prime abitanti del Brasile. In vetrine del Museo erano esposti il cranio di “Luzia” e una ricostituzione del suo volto che rivelava tratti somatici simili a quelli degli africani e degli aborigeni australiani.

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