Isis: Ankara ferma 39 marocchini diretti in Siria per il jihad

Pugno di ferro delle autorità della Turchia che dopo aver spesso e volentieri chiuso tutti e due gli occhi nei confronti dei tanti aspiranti jihadisti che si sono recati in Siria per combattere il governo di Al Assad, adesso sembra aver cambiato completamente atteggiamento. Una prova di questa evoluzione è rappresentata dal recente fermo, da parte delle autorità turche, di un contingente di 40 persone che erano dirette in Siria. Il fatto che i soggetti che sono stati fermati dalla autorità turche fossero 39 cittadini marocchini e un solo siriano la dice lunga, secondo molti osservatori, sul peso che gli stranieri hanno nella lotta terrorista contro il presidente siriano Assad.

Del resto era stato lo stesso rais di Damasco, in tempi non sospetti, ad affermare che dietro le milizie fondamentaliste ci fossero potenze straniere e soprattutto la stessa Turchia per, fin dall’inizio, avrebbe appoggiato tutti i tentativi insurrezionali contro Assad arrivando fino ad appoggiare, indirettamente, le bande di terroristi che infestano la Siria.

Dei 40 fermati, almeno 20 sarebbero stato già rimpatriati in Marocco mentre gli altri 20 sarebbe in attesa di imbarcasi verso Casablanca. Con la decisione di procedere al rimpatrio degli aspiranti terroristi dell’Isis, la Turchia sembrerebbe voler cambiare completamente pagina.

E’ molto probabile che alla base del cambio di rotta di Ankara ci sia stato anche l’intervento armato russo in Siria. Dietro autorizzazione del presidente Assad, infatti, l’aviazione russa sta continuando a martellare le posizioni di tutti i gruppi fondamentalisti in Siria per spianare, in questo modo, la strada ai regolari siriani che, dopo mesi di sconfitte, sono ora passati alla controffensiva in più punti. I fermi operati dalle autorità turche sono stati effettuati all’aeroporto Ataturk di Istambul. Adesso in tanti si chiedono quanti aspiranti terroristi sia agevolmente arrivati in Siria attraverso la Turchia in tutti questi anni di guerra. Ed è chiaro che non possa essere stata solo una svista da parte di Ankara.

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