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Isis: il boia decapita senza sosta, 10 teste mozzate in Egitto

Sono foto scioccanti quelle che circolano in rete e ritraggono le ultime dieci vittime delle decapitazioni da parte dei boia dei jhadisti dell’Isis egiziani. Le vittime, e questa sarebbe la motivazione del folle gesto, erano accusate di agire come “spie per il Mossad”, i famigerati servizi segreti di Israele. L’esecuzione vuole essere macabra e plateale tanto che i corpi delle vittime sono stati lasciati sul ciglio della strada del Sinai nel nord con la testa tagliata e completamente insanguinata poggiata sopra alla schiena. Un rituale già provato e il cui solo obiettivo è quello di suscitare paura e terrore. Le decapitazioni, chiaramente, sono stabilite da iman senza alcun riconoscimento e cultura. Tutto in casa, insomma.

La notizia è stata riportata direttamente dalle fonti nazionali egiziane che parlano anche di un video postato sul sito degli attentatori che ritrae il momento della decapitazione in tutte le sue fasi. Il gruppo Isis autore dell’attentato è quello degli ex “Ansar Baulal-Maqdir”, ora identificati con il nome di “Stato” o “Provincia del Sinai” (Wilayat Sinai) dopo un’alleanza risalente al mese di novembre. Secondo gli ultimi aggiornamenti il teatro della tragedia sarebbe localizzato lungo la strada che collega Rafah, al confine con la Striscia di Gaza, ad Arish. Intanto le autorità ispezionano il video alla ricerca di dettagli utili per l’identificazione dei colpevoli. Tutto questo mentre i caccia militari degli Emirati arabi uniti posizionati in Giordania stanno effettuando nuovi raid aerei contro l’Isis: ricordiamo che questi ultimi sono ripresi dopo la morte tra le fiamme del pilota giordano catturato lo scorso dicembre. Al momento del rapimento infatti erano stati sospesi ma dopo la morte plateale e macabra dell’ostaggio giordano sono immediatamente ripresi. Ma sul punto il presidente siriano Bashad al-Asadd, in un’intervista alla Bbc, ha precisato: “Il governo siriano riceve messaggi dalla coalizione anti-Isis guidata dagli Usa sui raid effettuati nel Paese, ma non c’è una cooperazione diretta da quando sono cominciati i bombardamenti lo scorso settembre. Le informazioni provengono da terzi Paesi, come l’Iraq”.

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