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ISIS: padre Martinelli non ha paura di voi e rimane in Libia

Monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli è ad oggi l’unico esempio di vescovo cattolico rimasto in Libia dopo gli attentati Isis. Contro il vicario apostolico di Tripoli non sono di certo mancate le minacce esplicite: gli hanno detto che morirà in Chiesa ma lui non vuole cedere ai ricatti, alla violenza e alla paura e vuole far sapere pubblicamente che resterà al suo posto, intento a portare a termine la sua missione. Un grande gesto da parte di un uomo di Chiesa che è perfettamente consapevole dei rischi che corre e degli errori che anni fa tanti paesi fecero con la Libia allora guidata da Gheddafi.

Un esempio il suo che infonde coraggio al mondo intero, anche in un’Italia sotto allarme dopo le ultime minacce Isis a Roma. Ha visto i video delle decapitazioni esemplari e sa che quella potrebbe essere anche la sua fine ma è pronto ad accettare comunque vada la volontà di Dio, certo che il Signore “non cerca teste mozzate ma altre cose in un uomo”. Monsignor Martinelli è uno dei pochi italiani che, per amore di questa terra, ha deciso di restare in Libia, per aiutare questo splendido Paese a risorgere senza violenza ma con il dialogo. Lo fa per amore della Libia ma anche perché il pastore non abbandona il suo gregge e anzi proprio nei momenti di maggiore difficoltà resta a fare da guida fino a che è in vita per farlo. E’ ben consapevole anche lui infatti che questa sia la crisi più acuta della Libia riguardo ai rapporti internazionali: con Gheddafi infatti, che lui definisce “intelligente anche se un po’ matto” c’erano degli accordi di amicizia nonostante tutto. Oggi invece non ci sono leggi e tutti gli equilibri anche precari sembrano essere saltati in nome della violenza. Martinelli quindi, tornato in Libia nel lontano 1971, resterà a reggere il vicariato apostolico libanese anche a costo di firmare con il sangue questo suo eroico gesto. Perché queste sono le scelte che danno agli uomini l’immortalità.

 

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