Israele è sotto assedio

18 settembre 2011 15:580 commenti

Israele è sotto assedio. Aveva ambasciatori in Turchia, Egitto e Giordania e tutti e tre sono stati rimpatriati.

Israele è tornato ad essere oggetto di attacchi terroristici. Il paese si prepara a vivere letteralmente all’interno delle sue mura, al riparo dalla Cisgiordania, da Gaza ed infine dalla frontiera egiziana.

Ora, a causa del ricorso all’ONU delle Autorità Palestinesi, teme che i territori occupati dal 1967 si possano infiammare di nuovo. Il primo ministro israeliano, Benjamín Netanyahu, ha incrementato la sicurezza con 1.500 soldati supplementari.

La frontiera di Kalandia, tra Ramallah e Gerusalemme, capitale amministrativa della Palestina, è stata chiusa ieri mattina senza alcun previo avvertimento. Poco dopo, un centinaio di manifestanti palestinesi e israeliani si sono concentrati vicino al posto di frontiera per reclamare l’indipendenza della Palestina.

All’inizio si è trattata di una manifestazione pacifica, formata principalmente da donne, poi un gruppo di giovani ha iniziato a lanciare molotov e sassi contro i militari, i quali avevano ricevuto ordini tassativi di non usare violenza. Il gruppo dei ribelli poi è stato sorpreso ad incendiare pneumatici. Fortunatamente i disordini sono stati placati e si sono conclusi senza feriti.

La cosa più preoccupante è che i disordini sono scoppiati all’interno della Cisgiordania, dove vivono circa 500.000 coloni israeliani. I coloni dispongono dei loro servizi di sicurezza e delle proprie armi, oltre alle protezioni militari, ultimamente si sono muniti anche di materiale “antidisturbatori”,  come gas lacrimogeni, tute antisommosse e granate per proteggersi da ipotetici assalti palestinesi.

Tuttavia fino ad ora, le aggressioni sono partite dai coloni. Tre moschee sono state incendiate nelle ultime settimane nel nord della Cisgiordania. Anche il 9 settembre scorso, gruppi di coloni sono penetrati a Birzeit, vicino a Ramallah, lasciando numerose scritte sui muri dell’università con frasi: “Morte agli arabi” e “Maometto maiale”.


I leader dei coloni hanno annunciato che qualsiasi manifestazione palestinese verrà da loro attaccata. La Lega di Difesa Ebraica, un’organizzazione considerata “terroristica” dagli Stati Uniti e in Israele, ha previsto di inviare circa 50 membri con un’elevata formazione militare nei territori occupati per “aiutare nella difesa in caso di attacco palestinese.”

I coloni si sentono particolarmente minacciati per il ricorso palestinese all’ONU, (in giugno Abu Mazen ha annunciato per settembre la richiesta all’Onu di adesione dello Stato di Palestina). Il riconoscimento della Palestina come Stato sovrano da parte dell’ONU non è accettato dai coloni.

In ogni caso i coloni sono elettori della coalizione di Benjamín Netanyahu e quindi da lui protetti, il primo ministro ha preferito trattare col presidente americano, Barack Obama, invece di bloccare la costruzione di nuovi insediamenti israeliani e l’espansione nei territori occupati. Da qui, la decisione di Netanyahu di trincerarsi fino all’arrivo di tempi migliori.

Lo status quo di Medio Oriente faceva molto comodo al primo ministro d’Israele, ma è svanito per gli eventi della storia. Netanyahu tentò di far sostenere dalla comunità internazionale il presidente egiziano Hosni Mubarak, ma ottenne ad alienarsi ancor di più l’opinione pubblica egiziana. Inoltre valutò male le ambizioni della Turchia, un alleato strategico fondamentale col quale le relazioni sono diventate pessime.

La Turchia ha espulso l’ambasciatore israeliano da Ankara. Mentre quello in Egitto ha dovuto rimpatriare durante l’assalto di decine di manifestanti infuriati contro l’ambasciata israeliana. L’ambasciatore israeliano in Giordania è stato rimpatriato cautelativamente, mercoledì, per timore che succeda ad Amman qualcosa di simile a quello accaduto al Cairo.

L’instabilità politica egiziana favorisce movimenti di gruppi armati provenienti da Gaza per il Sinaí ed incrementa il rischio di nuovi attentati come quelli registrati nello scorso mese di agosto vicino ad Eilat.

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Ultimo aggiornamento 18 settembre 2011 ore 17,58






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