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La follia di Nasim, la blogger bannata da YouTube

Si chiamava Nasim Najafi Aghdam, aveva 39 anni ed era originaria di San Diego, la donna che due giorni fa ha aperto il fuoco nella sede di YouTube, filiale di Google, a San Bruno in California, ferendo tre persone di cui una in modo grave. La donna, una videoblogger vegana, si è poi suicidata. Secondo il “San Francisco Chronicle”, la 39enne avrebbe ferito delle persone a caso perché arrabbiata con Youtube, che le avrebbe censurato alcuni video, molti dei quali mostravano abusi sugli animali. Secondo il “Mercury News”, invece, il padre avrebbe confermato che Aghdam odiava Youtube.

C’era solo la sete di vendetta nei confronti di una piattaforma che aveva smesso di pagarla dietro la sparatoria avvenuta martedì nella sede di YouTube a San Bruno, area vicino all’aeroporto di San Francisco. L’incursione di Nasim Najafi Aghdam ha lasciato sul campo tre feriti, uno dei quali versa in gravi condizioni presso lo Zuckerberg San Francisco General Hospital (il cognome è quello del fondatore di Facebook, la cui moglie lavora nella struttura alla quale i due hanno donato 75 milioni di dollari), oltre al suicidio dell’attentatrice. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato dalla polizia in uno dei cortili esterni al quartier generale di YouTube, che possono essere raggiunti direttamente dal parcheggio, dove è stata ritrovata l’auto di Aghdam, senza dover passare dall’entrata e possedere un badge per l’accesso all’area.

All’origine del folle gesto della 39enne residente a San Diego non ci sono legami con cellule terroristiche islamiche, né questioni di cuore come si era paventato in un primo momento, poiché nessuna delle vittime conosceva la donna attiva sul web con il nome di Nasime Sabz. Ad accecarla, probabilmente, sono state le scelte della piattaforma di video-sharing che, con l’aggiornamento del Partner Program per la monetizzazione dei contenuti del 20 febbraio scorso, ha sospeso i pagamenti per tutti i canali con meno di 1.000 iscritti e almeno 4.000 ore di visualizzazione nel corso degli ultimi dodici mesi (prima bastavano 10.000 visualizzazioni complessive).

Considerando che dai dati forniti dalla stessa società di proprietà di Google, il 99% dei creatori di video guadagnava meno di 100 dollari all’anno, con il 90% che ha ottenuto soltanto 2,50 dollari nell’ultimo mese, è evidente che la mossa è stata voluta per frenare l’impennata di contenuti inappropriati che da tempo danneggiano l’immagine di YouTube. Restando nell’ordine della probabilità, l’evoluzione dei fatti porta a credere che Aghdam fosse una dei tantissimi youtuber coinvolti dal cambio di direzione, con niente più soldi assicurati e i sogni di grandezza cestinati all’improvviso.

A sostegno di tale ipotesi ci sono le parole rilasciate dal padre della donna, che all’indomani del misfatto ha confermato a un quotidiano locale il rancore che la figlia covava verso il social per la condivisione video. «Si lamentava che YouTube gli avesse rovinato la vita», ha aggiunto Shahran Aghdam, fratello della donna, trovata dalla polizia a dormire in macchina il giorno prima della sparatoria nei pressi della sede di Goo- gle a Mountain View, dopo che per due giorni non aveva risposto alle telefonate dei famigliari.

Ma chi era Nasim e cosa ha scatenato la sua furia? Vegana convinta, amante dell’aerobica e dedita alle parodie musicali, la donna di origine iraniana gestiva quattro canali YouTube, uno in turco, uno in inglese, uno in persiano e l’ultimo circoscritto all’arte, oltre a una pagina Facebook, una su Instagram dedicata al ve- ganesimo e un canale Telegram.

Sul sito personale si trovano le sue immagini con vestiti eleganti, citazioni di Adolf Hitler sul concetto di menzogna e verità e molte immagini che testimoniano miseri ricavi a fronte delle visualizzazioni ottenute dalle sue clip, accompagnate da dure critiche verso il web: «Non ci sono le stesse opportunità di crescita su YouTube e su qualsiasi altro sito di condivisione, il tuo canale crescerà solo se loro vorranno».

Finita nel bersaglio degli investitori, scontenti di vedere il proprio marchio affiancato a contenuti violenti, vietati ai minori o di incitamento all’odio, la piattaforma guidata da Susan Wojcicki sta ripulendo il serbatoio eliminando le clip inappropriate e intervenendo laddove c’è maggior bisogno.