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Oltre 150 cetacei spiaggiati in Australia: le foto shock

Sono tantissimi, oltre 150 i cetacei che si sono spiaggiati sulle spiagge dell’Australia sud occidentale: Un vasto gruppo di balene pilota e pinna corta si è allenato ad Hamelin Bay 311 km a sud di Perth.

Sfortunatamente, la maggior parte delle balene pilota si sono arenate sulla terraferma durante la notte e non sono sopravvissute“, ha spiegato Jeremy Chick del Dipartimento della Pesca. “Le operazioni di soccorso saranno ostacolate dal peggioramento delle condizioni meteorologiche e dobbiamo garantire la sicurezza di tutte le persone coinvolte prima di spostare gli animali“.

E’ possibile che gli animali morti o che stanno morendo attraggano gli squali, il che potrebbe portarli vicino alla riva lungo questo tratto di costa“, ha reso noto il governo dell’Australia Occidentale. Le carcasse sono state rimosse dalla spiaggia e le autorità per la fauna selvatica stanno prelevando campioni di Dna nel tentativo di raccogliere indizi sul motivo per cui i cetacei si erano arenati.

Gli scienziati non sanno ancora spiegare perché avvengono gli spiaggiamenti di  massa: la natura dei globicefali è “altamente sociale e i forti legami familiari potrebbero spiegare perché questa specie è tra quei cetacei che più frequentemente si arena in gruppo: dove e quando una balena si blocca, gli altri tendono a seguirla – spiega Rebecca Wellard, ricercatrice alla Curtin University di Sydney – Sono molto vocali e hanno complessi segnali acustici all’interno del gruppo sociale“.

Nel 2009, oltre 80 tra balene pilota e delfini sono morti in uno spiaggiamento di massa a Hamelin Bay, ma l’episodio più rilevante in Australia si è verificato nel 1996 a Dunsborough, quando si sono arenati 320 animali.

Si è svolto a Viareggio nei giorni 19 e 20 settembre 2006 il Corso su “Interventi di Sanità Pubblica veterinaria in corso di spiaggiamento di animali marini”. La due giorni fa parte di un più ampio progetto sulla gestione delle macro e micro-emergenze nonepidemiche in ambito veterinario, che vede coinvolte le 12 ASL della Toscana in un percorso formativo iniziato nel 2002, finanziato dalla Regione Toscana con la ASL 2 di Lucca capofila. Nell’ambito di tale progetto sono state individuate alcune situazioni classificabili come microemergenze e tra queste appunto lo spiaggiamento di animali marini.

La Toscana, con i suoi oltre 300 km di coste, rappresenta un territorio frequentemente soggetto a questi eventi come per il resto delle coste della penisola. Il corso, organizzato dall’U.F. Sanità Pubblica Veterinaria dell’ASL12 Versilia, si è svolto nella simpatica cornice della sede dell’Associazione ”Uovo di Colombo onlus” (www.uovodicolombo.net), a sua volta parte di un progetto di riabilitazione per soggetti svantaggiati dell’U.F. Inclusione Sociale dell’ASL12. Gli utenti dell’associazione hanno curato in maniera impeccabile la logistica e la refezione delle due giornate.

Tra i temi affrontati, materie relativamente nuove per la professione veterinaria come la zoologia sistematica dei mammiferi marini o la gestione in vita di un esemplare piaggiato, mentre altri sono risultati sicuramente più familiari, anche se “nuovi”, come l’anatomia e la fisiologia dei cetacei, l’anatomia patologica, le patologie infettive e l’ecotossicologia. Le varie relazioni hanno visto avvicendarsi alla docenza sia veterinari che biologi, provenienti da diverse esperienze professionali, ma tutti accomunati da una grande passione per gli argomenti trattati e da una notevole esperienza in materia. Il Dr. Marco Borri, Responsabile della Sezione Invertebrati del Museo Zoologico de “La Specola” dell’Università di Firenze e tra i fondatori del Centro Studi Cetacei di Milano, del quale in passato è stato anche responsabile, ha effettuato un excursus sulla biologia e la sistematica delle specie presenti del Mediterraneo, soffermandosi sui sistemi di identificazione di questi animali in mare, ma soprattutto sulle caratteristiche che permettono un rapido riconoscimento di specie in caso di spiaggiamento.

La Dr.ssa Lara Papini, veterinario libero professionista e consulente della “Banca Tessuti dei Mammiferi Marini del Mediterraneo”, attiva dal 2002 presso il Dipartimento di Scienze Sperimentali Veterinarie dell’Università di Padova, che a dispetto della giovane età vanta sui cetacei un invidiabile curriculum scientifico internazionale maturato in Texas ed in Portogallo, ha illustrato le nozioni di base sull’anatomia e la fisiologia dei cetacei, cui ha fatto seguito in seconda giornata un’interessantissima lezione sulla gestione in vita di un esemplare spiaggiato. Il Prof. Giovanni Di Guardo, Docente di “Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria” presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo, ha illustrato i dati relativi alle indagini diagnostiche post-mortem effettuate durante gli ultimi 15 anni di spiaggiamenti sulle coste italiane, con particolare riferimento alle infezioni morbillivirali. La Dr.ssa Letizia Marsili, Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena, ha incentrato la sua lezione sull’ecotossicologia dei mammiferi marini, fornendo interessanti dati sui livelli dei diversi contaminanti ambientali negli organi e tessuti dei cetacei del Mar Mediterraneo.

La Dr.ssa Giuliana Terracciano, infine, della Sezione di Pisa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, ha illustrato i protocolli per una corretta necroscopia dei cetacei e le relative tecniche di campionamento dei diversi organi, tessuti e fluidi biologici. Le relazioni sono state intervallate da vivaci discussioni tra i partecipanti sul ruolo e sulle competenze del veterinario di sanità pubblica nell’ambito delle diverse problematiche trattate. Più in particolare, i cetacei spiaggiati costituiscono una potenziale fonte di agenti biologici a documentato potere zoonosico, rappresentando altresì degli utili bio indicatori dello stato di salute dell’ambiente marino. L’uomo, come i grandi mammiferi predatori marini, si trova all’apice delle catene alimentari, seppure con una dieta maggiormente variata rispetto a questi ultimi, così che le informazioni derivanti da indagini su queste specie possono fornire utili indicazioni anche nel settore dell’igiene dei prodotti della pesca. Il corso si è concluso con un’esercitazione pratica incentrata sulla necroscopia di un esemplare di tursiope (Tursiops truncatus) rinvenuto spiaggiato sul litorale della provincia di Livorno e conservato allo scopo grazie alla collaborazione dei colleghi dell’ASL 6 Livorno.

L’esercitazione è stata condotta dalla Dr.ssa Terracciano e dalla Dr.ssa Papini, le quali hanno messo in pratica le nozioni esposte durante le diverse relazioni, mentre l’interesse suscitato da quest’ultima parte dei lavori nei partecipanti al corso ha fatto prolungare i tempi previsti per la conclusione della seconda giornata . Inoltre è stato previsto un ulteriore modulo, relativo al recupero di Tartarughe Marine, da tenersi nei primi mesi del 2007. Tappa successiva del progetto sulle emergenze non epidemiche è la stesura di un protocollo condiviso per la gestione degli interventi in corso di spiaggiamenti, con la creazione di una rete di collaborazioni e interscambio tra i vari Enti che attualmente si occupano di mammiferi marini con varie finalità, quali Università ed Istituti Zooprofilattici Sperimentali, Servizi Veterinari delle AA.UU.SS.LL., Capitanerie di Porto, etc., rete all’interno della quale venga riconosciuto come fondamentale il ruolo dei veterinari di sanità pubblica.