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Pensioni precoci: nel 2013 nasceva quota 41, ultime notizie sulle critiche a Damiano

Il primo disegno di legge sui lavoratori precoci compirà nel 2016 ben 3 anni di vita. Correva, infatti, l’anno 2013 quando un pugno di parlamentari del Partito Democratico presentava il proposta di quota 41 senza penalizzazioni per risolvere il caso dei lavoratori precoci. I nomi di quei parlamentari che in piena emergenza sulla tenute dei conti pubblici ebbero il coraggio di presentare una legge che andava in controtendenza sono facilmente intuibili: Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Baretta e la Gnecchi. In pratica gli stessi deputati piddini che oggi si battono affinchè il governo approvi un provvedimento che sia in grado di rispettare i diritti dei lavoratori precoci.

In oltre 2 anni, però, nulla è cambiato. Se è vero che c’è una parte di Partito Democratico che è a favore del riconoscimento dei diritti dei precoci, ossia di chi ha iniziato a lavorare da quando aveva 16 anni e ora chiede di poter andare in pensione dopo oltre 40 anni di contributi versati senza subire penalizzazioni, è altrettanto vero che i primi nemici del progetto di Damiano e della Gnecchi si annidano tra i loro stessi compagni di partito.

Il calcolo del periodo di tempo che è trascorso tra la formulazione della proposta di legge di quota 41 e oggi serve a comprendere il crescente nervosismo che si sta respirando tra gli stessi precoci. E’ notizia recente, infatti, che molti lavoratori in attesa di andare in pensione dopo aver versato contributi per oltre 41 anni se la stiano prendendo anche con lo stesso Damiano che viene accusato di recitare una sorta di gioco delle parti con gli spezzoni del suo stesso partito che sono contrari alla proposta di quota 41. In effetti, pensare che dopo 2 anni dal lancio di quota 41, non si sia ancora in grado di fornire delle previsioni statistiche su quella che sarebbe la spesa in caso di applicazione di quota 41, dà adito a un motivo in più per riflettere.