Piano suicida di Gheddafi fare saltare Tripoli

14 luglio 2011 13:500 commentiDi:

In caso di attacco massiccio da parte delle forze ribelli per prendere il controllo della capitale libica, il regime del colonnello Gheddafi potrebbe praticare la politica della terra bruciata.

Muammar Gheddafi ha preparato un piano “suicida” che consiste nel fare saltare la capitale libica, Tripoli, in caso di attacco delle forze ribelli, afferma, oggi, l’emissario del Cremlino per questo conflitto, Mikhaïl Marguelov, durante un’intervista pubblicata dal quotidiano “Izvestia”.

“Il primo ministro libico mi ha riferito che se i ribelli prendono la città di Tripoli, la abbatteranno con i missili e la faranno completamente saltare”, spiega Marguelov, che si è recato in Libia lo scorso mese.

“Penso che il regime di Gheddafi abbia progettato un vero e proprio piano suicida”, aggiunge, mentre i ribelli libici hanno raggiunto, ieri, le vicinanze di Tripoli, sono giunti a circa 80 km dalla capitale.

Tra l’altro, l’emissario del Cremlino mette in serio  dubbio l’ipotesi secondo la quale il regime libico sarebbe a corto di munizioni.

“Gheddafi non ha utilizzato un solo missile terra-terra, eppure ne possiede molti. Ciò lascia dubitare che non abbia armi. Teoricamente Tripoli potrebbe essere carente di carri armati e di armi leggere, ma il colonnello ha grandi quantitativi di missili e di esplosivi”, spiega ancora Marguelov.


Marguelov, rappresentante del presidente russo per l’Africa, aveva effettuato un viaggio a Tripoli, il 16 giugno, durante il quale ha avuto modo di incontrare diversi membri della direzione libica, il  cui capo di governo è Baghdadi Mahmudi, ma mai Muammar Gheddafi. Si era recato, inoltre, a Bengasi, il feudo dei ribelli nell’est della Libia, nel quadro di un tentativo di mediazione della Russia.

“Si potrebbe raggiungere un accordo sulla crisi libica, anche senza la collaborazione di Gheddafi, in quanto le vere leve del potere sono tra le mani del Primo ministro e di altri membri del governo”, ribadisce ancora, nell’intervista, il funzionario russo.

“È precisamente con questa parte pragmatica del regime che bisogna dialogare. È a ciò che stiamo lavorando”, spiega.

Al termine del colloquio di mercoledì a Washington col presidente Barack Obama e la segretaria di stato Hillary Clinton, il ministro russo degli Affari Esteri, Sergueï Lavrov, ha ripetuto la posizione di Mosca di “iniziare rapidamente un processo politico in Libia”.

La Russia si era astenuta con la Cina al voto del Consiglio di sicurezza dell’Onu, sulla risoluzione che permetteva l’intervento aereo occidentale, e ha vivamente denunciato le condizioni in base alle quali si operava per porre fine al regime Gheddafi.

Mosca ha mantenuto la sua posizione declinando ieri, un invito ad unirsi alla riunione del gruppo di contatto sulla Libia ad Istanbul, stimando che il Consiglio di sicurezza dell’ONU è la sola istanza legittima in questo conflitto.

Ultimo aggiornamento 14 luglio 2011 ore 15,50






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