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Tunisia. Nuovo potere a fronte di incognita islamista

Esiliato dal 1989, Rached Ghannouchi, il leader storico del partito politico islamista tunisino  Ennahda, ha annunciato il suo ritorno nel paese, dichiarandosi pronto a “lavorare per costruire uno Stato di diritto”. 

Chi approfitterà del vuoto lasciato dal presidente Zine el-Abidine Ben Ali? Civili, soldati o islamisti? 

Dopo ventitre anni di potere assoluto, Ben Ali, ha lasciato dietro di sé, un campo politico colmo di rovine, la debolezza dell’opposizione laica ha reso aleatorio il successo di una transizione democratica. 

Mentre il primo ministro Mohammed Ghannouchi, tenta di formare un governo di unione nazionale, un altro Ghannouchi, col nome Rached, senza alcun legame di parentela con il capo del governo, ha appena annunciato da Londra il suo prossimo ritorno in Tunisia. 

Rached s è detto pronto a costruire uno Stato di diritto. Tuttavia, il suo audience si è sensibilmente ridotto, già nell’ambito del suo movimento, e le sue ambiguità potrebbero tentare “i falconi dell’antico regime” ad agitare di nuovo lo spauracchio islamista per conquistarsi il potere. 

Profondo disagio sociale   

All’indomani delle legislative dell’aprile 1989, con le quali gli islamisti avevano ottenuto il 14% dei voti, il presidente Ben Ali aveva deciso di escludere dal campo politico il gruppo Ennahda. Inoltre, la vittoria elettorale del Fronte Islamico di Salvezza (FIS) in Algeria, nel giugno 1990 gli aveva offerto l’occasione di eliminare un’eventuale minaccia dall’“effetto domino”. Presentato come un pericolo per la stabilità del paese, il partito Ennahda era stato bandito e i suoi funzionari torturati e imprigionati. 

Era nata la leggenda di Ben Ali quale “baluardo contro il fondamentalismo”. Il fatto è, tuttavia, che il movimento Ennahda, contrariamente a quello  algerino, non è mai stato propenso alla violenza ed è sempre stato più vicino agli islamisti moderati dell’AKP Turco piuttosto che al FIS algerino. 

Rached Ghannouchi 69 anni, ideologicamente vicino ai fratelli musulmani, ha sempre sostenuto  un’opposizione diretta al regime di Ben Ali. Dall’inizio degli anni 90, durante il conflitto del golfo, richiamava “alla guerra santa”. 

La Tunisia è un paradosso. La sua classe media e la parità giuridica delle donne ne fanno un modello di modernità nel mondo arabo. L’ideologia salafista non ha affatto una base sociale in Tunisia. 

Ma le conquiste ottenute all’era di Bourguiba, primo presidente della repubblica tunisina, leader della lotta per l’indipendenza e fondatore della Tunisia moderna,  sono state recise dal suo successore che aveva bloccato ogni spazio di libertà. 

L’ondata di religiosità emersa in questi ultimi anni, come la violenza di queste ultime guerre civili, riflettono un malessere sociale profondo. Ennahda è stata respinta, ma gli anni di umiliazione sopportati dal popolo tunisino potrebbero rafforzare la sua riserva elettorale. Le prossime elezioni ci daranno le prove.

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