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Salva la vita a rom: 20 anni di carcere

Jock Palfreeman

In Bulgaria, il Tribunale ha condannato un giovane australiano, Jock Palfreeman, a vent’anni di carcere per aver ucciso un giovane studente. 

Ma dietro la versione ufficiale, sta emergendo una verità diversa, dove si impara che è meglio evitare di aiutare i Rom da un attacco razzista. 

Jock Palfreeman è un 23enne australiano che si recò per alcuni mesi in Bulgaria.  La sera del 28 dicembre 2007,  si trovò ad assistere nel centro di Sofia,  vicino alla stazione Serdika, all’aggressione di due ragazzi rom, da parte di altri giovani, che secondo alcuni testimoni, gridavano slogan razzisti.  

Senza pensarci due volte, Jock si intrappose tra i teppisti con un coltello in mano, intanto uno dei due rom giaceva a terra, incosciente.  I teppisti contro-attaccarono con pietre e blocchi di cemento. 

Nel momento in cui arrivò la polizia, Jock si ritrova in uno stato confusionale, uno degli aggressori, Anton Zahariev, 19 anni, è ferito, mentre il corpo di un uomo è disteso a terra, privo di vita, è quello di Andrei Monov, uno studente di 20 anni, di buona famiglia.  Intanto dei due rom non vi era più la minima traccia,  scomparsi nel nulla. 

La maggior parte dei media bulgari immediatamente sbattono “il mostro in prima pagina”, erano tutti contro questo presunto assassino “straniero”,  il quale ha alle spalle una rispettabile e conosciuta famiglia. 

Il 7 dicembre 2009, Jock Palfreeman, dopo lo svolgimeno del processo è stato riconosciuto colpevole e condannato a 20 anni di carcere. 

Il padre di Jock, trasferitosi in Bulgaria,  dall’Australia,  ha sostenuto la difesa del figlio e svolgendo personalmente la propria indagine,  ha riscontrato numerose anomalie. 

L’attacco di un gruppo contro due rom, prima dell’intervento del giovane australiano,  è stata totalmente ignorata durante il processo.  Diversi resoconti contrastanti dei testimoni non sono stati  minimamente presi in considerazione e tantomeno, la maggior parte di loro, non è stata nemmeno ascoltata nel corso dell’inchiesta, compresi gli amici di Jock, che si sono presentati spontaneamente per le dovute deposizioni. 

Uno dei testimoni ascoltati è stato proprio uno degli aggressori, che riconosce in Palfreeman l’assassino, poi un portiere di un hotel nelle vicinanze e la polizia  arrivata sulla scena che ha condotto il primo interrogatorio. 

Le versioni dei fatti sono cambiate radicalmente tra l’inchiesta e il processo, dando una versione dei fatti diversa, confusa, incomprensibile e inutilizzabile per la difesa, è stata totalmente negata la presenza di rom e dell’aggressione su di loro.

Un’altra sfortunata coincidenza:  una telecamera di sorveglianza, installata a pochi metri di distanza,  dalla quale si poteva visionare la registrazione dei fatti,  ha subito un corto-circuito e “accidentalmente” ha distrutto la registrazione. 

Al processo, Jock Palfreeman, è stato descritto come un teppista pericoloso. Prodigioso anche nell’inversione dei fatti!  E’ questa la visione che la maggior parte dei media trasmette ampiamente, sottolineando lo stato della giovane vittima Andrei Monov. 

Il clima nazionalista che prevale nel paese non aiuta a rendere giustizia al processo di difesa di Jack, il fatto che la vittima, Andrei Monov, non deve essere riconosciuta come un seguace del motto “la Bulgaria per i bulgari”. 

Al contrario: Jock Palfreeman è visto come un “fascista eccitato” e di aver deliberatamente attaccato i giovani che non condividevano le sue idee. 

Andrei Monov era il figlio del celebre psicologo Hristo Monov, attualmente Vice Ministro della Salute, una figura influente negli ambienti politici. 

Prima dell’inizio del processo, il padre di Jock ha dichiarato dalla Tv ABC australiana, di non avere grande fiducia nella giustizia bulgara.  

Jock Palfreeman è sottoposto in carcere in una cella di isolamento dallo scorso febbraio, non ha alcun contatto con altri prigionieri, non ha l’accesso ai libri, alla televisione e alla radio e per lo più non ha alcuna possibilità di studiare. Jock ha solo il diritto di prendere una boccata d’aria di 1 ora e mezza, nel cortile della prigione da solo. 

Questa è la conseguenza di una legge emanata nel giugno 2009, che dice specificamente che ogni detenuto straniero condannato ad una pena detentiva superiore a 15 anni, deve rimanere in isolamento fino alla conclusione dei suoi appelli. 

Questo può protrarsi per almeno due anni.

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