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Kate Middleton: tutto pronto per l’arrivo del terzo figlio

Buckingham Palace, il popolo britannico e il mondo intero si apprestano a conoscere il royal baby numero tre, figlio di William e Kate, quinto in linea di successione al trono inglese. Come si è lasciato scappare il futuro papà mentre insigniva l’ex Beatles Ringo Starr dell’onorificenza di baronetto «la nascita potrebbe avvenire da un momento all’altro». In realtà, secondo i calcoli fatti all’annuncio ufficiale avvenuto il 17 ottobre (alla fine del fatidico terzo mese), la duchessa di Cambridge dovrebbe partorire durante l’ultima settimana di aprile. Intanto è entrata nel tradizionale “periodo di congedo”. Il 22 marzo, infatti, ha presenziato all’ultimo appuntamento ufficiale e ora, in teoria, dovrebbe ritirarsi dalla scena pubblica. Ma, come è già successo durante gli ultimi giorni delle due precedenti gravidanze, è possibile che Kate possa essere avvistata mentre accompagna George e Charlotte alle rispettive scuole o a lezione di nuoto, a bordo della sua Range Rover, accompagnata da un ufficiale di protezione della polizia.

Il conto alla rovescia comunque è scattato e gli inglesi si divertono a scommettere sulla data del parto puntando sul 23 aprile, giorno di San Giorgio, patrono d’Inghilterra e festa nazionale, e sul 29, settimo anniversario di nozze della coppia reale. Se invece si sta alla statistica, George e Charlotte sono nati circa 37 giorni dopo l’inizio del congedo di maternità: dunque il lieto evento cadrebbe il 27 aprile. Di certo c’è che la valigetta per l’ospedale è pronta: il bimbo o la bimba (molti sussurri di palazzo puntano al fiocco rosa, anche se nessuno dovrebbe conoscere in anticipo il sesso del nascituro, e pare che persino i genitori preferiscano scoprirlo all’ultimo) nascerà come i due fratelli, come il papà e come lo zio Harry a Lindo Wing, il reparto privatissimo del St. Mary Hospital, attrezzato per favorire il parto naturale in totale serenità. «La principessa Diana diede alla luce William in piedi, sorretta da Carlo», dichiarò Sheila Kitzinger, attivista inglese per il parto naturale. E svelò: «Anche Kate, per la nascita di George, scelse la stessa posizione e si avvalse dell’au- toipnosi». Scelta che, a quanto pare, sarà confermata anche per questo terzo parto. L’autoipnosi è una tecnica di rilassamento poco nota ma molto efficace. «Nel mio ospedale la pratichiamo dal 1991», spiega il dottor Giuseppe Regaldo, coordinatore del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Ciriè, in provincia di Torino. «È una metodica medica che consente di potenziare le capacità di autocontrollo al fine di sopportare meglio il dolore del travaglio. Si può apprendere in una sola seduta».

Kate non è certo la prima alla corte inglese a ricorrere a metodi di ogni genere per alleviare le doglie. La regina Vittoria (1819-1901), che ebbe nove figli, introdusse la pratica del cloroformio per dare alla luce gli ultimi due. E la regina Elisabetta, che ebbe un travaglio di trenta ore per il primogenito Carlo, pare si sia fatta forza con bicchierini di gin.

In ogni caso l’arrivo imminente di questo bebè ha già fatto partire tutte le procedure ufficiali volute dalla tradizione della casa reale per il parto. Una volta tutti i royal babies nascevano tassativamente tra le mura delle residenze e i padri erano costretti a starsene lontani. Queste regole vennero infrante da Diana, che divenne appunto la “principessa dei cuori” perché più vicina alle mamme normali di quanto non lo fosse stata Elisabetta II. La quale, però, con la nascita di Carlo, nel 1948, pose fine a sua volta a un antichissimo rito: quello della presenza di un segretario nella sala parto per testimoniare che l’erede al trono non fosse scambiato con un altro. Tale procedura risaliva al XVII secolo, quando si era diffusa la voce che uno dei figli di Giacomo II e della moglie Beatrice D’Este fosse stato “sostituito”. Nel 2013 Kate ha interrotto un’altra regola: fino a lei, che ha scelto l’allattamento al seno, i royal babies erano allevati da balie o con l’ausilio di biberon. Una tradizione che era invece molto amata dalla regina Vittoria, che considerava l’atto “repellente” e che, come la sua pronipote Elisabetta, ha preferito sottrarsi ai doveri di madre per dedicarsi a quelli di governo.

Un cerimoniale che non muterà mai riguarda l’annuncio della nascita: la prima a essere avvertita attraverso una linea telefonica criptata è sua maestà. Quando nacque il piccolo George, alle 16.30 del 22 luglio 2013, William prima fece la fatidica telefonata e poi chiamò i parenti più stretti: il padre Carlo, i suoceri, i cognati e il fratello Harry. La famiglia ebbe quindi tempo di festeggiare in privato prima che l’annuncio pubblico fosse dato, la sera stessa.

In attesa che il sesso e il nome del nuovo nato venga esposto ai cancelli di Buckingham Palace con un certificato ufficiale, un banditore cittadino – per George e Charlotte è stato tale Tony Appleton e sarà lo stesso per il terzogenito – annuncia il lieto evento all’uscita della clinica. È un’usanza che risale al Medioevo, quando la gente era per lo più analfabeta. E, come per tutti i grandi eventi, il bebè, che avrà per tradizione quattro nomi, sarà salutato da spari di cannone della durata di dieci minuti. Insomma, non c’è che da far partire il conto alla rovescia.

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