Bambino che non ascolta mai

16 giugno 2011 12:170 commenti

Vostro figlio non vi ascolta? Vi disubbidisce visibilmente? Perché e come reagire. Ecco qualche suggerimento. 

“Per un genitore, un bambino che non ascolta, è, quasi sempre, un bambino che non ubbidisce, come se l’obbedienza fosse una conseguenza diretta dell’ascolto.”, nota Jean Luc Aubert, autore del libro “Questo bambino che non ascolta mai”.  

Ma è veramente questa la spiegazione del comportamento conflittuale dei bambini? Non sempre. Un bambino può disubbidire per sfida, per ribellione di fronte all’autorevolezza o semplicemente perché lo stile di disciplina impostogli dai suoi genitori non è da lui condivisa. 

Resta il fatto che un bambino che si confronta continuamente e che disubbidisce immerge noi genitori, in una profonda confusione. Ci sorgono diversi dubbi  “Stiamo facendo bene?” “Dove sbagliamo?”, “E’ corretto imporgli questa disciplina?” e così via… Si rimettono in dubbio le nostre relazioni, ma non ci si preoccupa di trovare nuove strade per arrivare a soluzioni alternative costruttive. Spesso, è più facile cadere in reazioni a catena: il bambino rifiuta l’imposizione, si confronta con noi, si diventa più rigorosi, lui si impunta maggiormente, ecc…, ciò è una spirale infernale. 

Non mi ascolta! 

In realtà, è falso credere che un bambino non ascolti mai. Se vi impegnate sarete certamente in grado di distinguere ciò che ascolta da ciò che non ascolta. L’incapacità ad ascoltare è spesso associata ad un compito “piatto”, nella testa dei bambini, qualcosa di cui non comprende il perché e nemmeno le conseguenze. Davanti ad una domanda relativa a qualcosa di piacevole, non si riceverà da parte sua altrettanta resistenza. 

Inoltre, in base all’età del bambino, ci sono differenze. Esistono classi di età più sensibili di altre. Il periodo che va da 1 a 7 anni sarebbe apparentemente molto più difficile. Da 7 a 10 anni sarebbero più “prudenti”. A partire dagli 11-12 anni emergono nuovi problemi di obbedienza”. 

Occorre riuscire a valutare il temperamento del bambino ed il nostro. Spesso, bisogna adattare lo stile di disciplina, anche se “funziona” molto bene nei confronti di un altro figlio. L’autorevolezza può andar bene ai bambini collaboranti, ma senza alcuna influenza su un bambino che si confronta. Ciò richiede, quindi,  una maggiore implicazione di energia e di pazienza! 

Tra piacere e frustrazione… 

I bambini, spesso, hanno difficoltà ad ubbidire, poiché non comprendono le nozioni del piacere differito. Per loro, smettere di giocare per svolgere un compito sgradito (mettere a posto i giochi prima di andare a dormire o altri suoi doveri), è una frustrazione. I bambini vivono molto nel “qui e ora” e penano ad anticipare. “Quest’attitudine non è innata, si apprende, deve essere vissuta per essere interiorizzata. Si acquisisce un po’ alla volta: tutto avverrà verso i 6, 7, 8 anni, ma anche oltre. 

Per aiutare un bambino a vivere positivamente l’anticipo, occorre spiegargli che ciò che avverrà “più tardi” può essere molto più piacevole. Quando lo lasciate alla scuola dell’infanzia provate a promettergli qualcosa di piacevole, portatelo a vivere una situazione dove può anticipare qualcosa di positivo “questa sera  verrà a prenderti papà e ti porterà al parco giochi”. 

Deve poter vivere anche alcuni piaceri immediati. Allora, come genitori, dobbiamo imparare a scegliere le nostre battaglie. “Il bambino, come l’adulto, può accettare alcune frustrazioni, ma solo in cambio di  alcune soddisfazioni”. Occorre dire “sì”, ogni tanto affinchè il nostro “no” diventi efficace e compreso dal bambino. 

“Ascolta suo padre (o il suo insegnante) ma non me!” Situazione davvero deludente! La spiegazione risiederebbe, secondo Jean Luc Aubert, nel fatto che il bambino considera molto più difficile accettare un’imposizione che gli viene data da qualcuno che,  per molto tempo,  gli ha riservato tanti piaceri immediati… e questo è il caso di una madre, ancor più di un padre. Dalla sua nascita, ma anche durante i 9 mesi di gravidanza, “una madre ha tenuto il bambino in un  ambiente di piacere immediato”. 

Ripetere, ripetere, ripetere…

A volte si ha l’impressione che la nostra vita da genitori sia fatta soltanto da un incessante ripetizione di richieste e di domande, ma alla fine, scopriamo che i nostri figli sono semplicemente più esigenti e ci chiedono di adattare il nostro modo di fare e il nostro stile di disciplina. 

Poiché la capacità di ascolto non è “naturale” per tutti i bambini, perchè è costrittiva, ma anche perché è un apprendimento, occorre munirsi di tanta pazienza con coloro che si confrontano. Si troveranno certamente nuovi metodi per moderare le nostre reazioni emotive, per comprendere meglio e guidare i nostri bambini. 

Ciò che funziona 

Coerenza. Ripetere spesso ed applicare sempre le stesse regole.

Comprendere il principio del piacere differito. “Ascoltare, vuol dire rinunciare ad un piacere immediato per uno diverso… ma ritardato, astratto ed ipotetico”, non è facile per un bambino e noi dobbiamo sostenerlo ed insegnargli ad anticipare.

Sapere approfittare dei momenti favorevoli allo scambio. Solitamente, il mattino è il momento migliore, perché non è ancora incalzato dallo stress quotidiano.

Il vostro bambino vi ascolterà se anche voi saprete ascoltarlo. Rispettare un bambino che non è sempre d’accordo con le vostre decisioni è importante, fategli esprimere le sue frustrazioni in modo adatto. Apprenderete così a negoziare con maggiore serenità.

Leggi anche: Il bambino ribelle e i suoi no

Ultimo aggiornamento 16 giugno 2011 ore 14,20

 

Tags:

Lascia una risposta