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Il bambino ribelle e i suoi no

bambino

Crescendo il bambino acquisisce una certa autonomia, attraversa momenti di crisi e di conseguenza si oppone anche al volere dei suoi genitori; anche questi periodi sono essenziali per il suo sviluppo fisico e psichico.

Verso i due anni vostro figlio, che poco prima era un esserino in vostro pugno, inizia a colmare il suo vocabolario, ma all’apice c’è il costante e  tipico “NO”. 

E’ stanco e sta crollando, andiamo a nanna? NO

Metti questi pantaloni blu?  NO

Il suo rifiuto è costante e questo mette in crisi un’intera famiglia. Provate a negoziare, fingete che sia lui a sciegliere, vuoi questi pantaloni blu? NO. Allora scegli tu, forse volevi quelli rossi vero? Scusa non sapevo. 

Altro cruccio sono i capricci. La tentazione di cedergli è troppa, soprattutto tra gli sguardi della gente, non cedete!       I genitori siete voi, non le persone che vi guardano. In un primo momento provate a distrarlo,  fingete di vedere un elefante che attraversa la strada, poi iniziate a parlargli di altro, in breve tempo dimentica il motivo delle sue bizze.

Crescendo il bambino, verso i 2 anni e mezzo, quando supera i limiti, una punizione (mai corporea le percosse a mio avviso, lo umiliano e lo fanno crescere violento e isterico) può essere benefica, deve avere un senso.

È importante che il bambino comprenda la ragione per la  quale è stato  punito,  spiegategli  che è  lui il  responsabile di quanto è accaduto, e deve essere immediata, in modo tale che si renda conto della causa e dell’effetto del suo comportamento. 

Niente capricci = premio. Capricci=castigo. 

Mandare il bambino in camera sua è un’ottima soluzione, tende a calmarlo e  a farlo riflettere. 

In ogni caso, non siate troppo rigidi, mantenete la dovuta pazienza entro certi limiti, vostro figlio non deve avere timore di voi, dovete incutergli serenità e protezione, in modo che non arrivi a mentire dei suoi atti.